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Vicenza, il lavoro e la sicurezza che non c’è

Dai sindacati vicentini dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil, riceviamo e pubblichiamo la riflessione che segue sull’ennesimo grave incidente sul lavoro, nel quale ieri, a Santorso, ha perso la vita un operaio di 25 anni…

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Vicenza – Veramente triste questo venerdì di Pasqua. Mancano quasi le parole per dire qualcosa difronte all’ennesimo lavoratore che perde la vita sul lavoro; oppure le parole suonano vuote. In questo caso, un incidente in una azienda di Santorso ha spento la vita di Milos un ragazzo di 25 anni. Mancano le parole per dire qualcosa di significativo, qualcosa che possa essere di conforto difronte al dolore che colpisce i famigliari di Milos e i compagni di lavoro. Mancano le parole per poter dare un senso a qualcosa che non può averne, come morire a 25 anni sul luogo di lavoro proprio quasi alla fine della giornata che ti avrebbe portato a qualche giorno di festa in famiglia; una festa il cui significato è celebrare la vita.

Il luogo di lavoro, invece, rischia troppe volte di trasformarsi nel calvario o nel Golgota di tanti, troppi poveri cristi. Mancano le parole perfino per dire qualcosa che possa indicare una strada per impedire ancora queste tragedie. Intanto sul lavoro si continua a morire; i lavoratori e le lavoratrici fanno i conti quotidianamente con uno stillicidio d’infortuni gravi e invalidanti e con migliaia di morti ogni anno. Purtroppo dicono invece troppo i numeri: nei primi mesi di quest’anno gli incidenti mortali sul lavoro sono cresciuti del 30% e gli incidenti in genere del 2% rispetto allo scorso anno.

E Vicenza è drammaticamente una delle prime provincie per infortuni mortali in questo inizio 2017. Eppure si parla di sicurezza, si parla di informazione, formazione e coinvolgimento dei lavoratori; si parla, appunto (forse non abbastanza perché ci sia la necessaria consapevolezza), ma prima di tutto occorre guardare alle ragioni. Una ragione profonda è che, in questi anni, sono aumentati i ritmi, si sono accelerati e saturati i tempi nella prestazione di lavoro e questo non può che portare all’aumento dei livelli di rischio, aggravati ulteriormente dalla precarietà e dell’incertezza nel rapporto di lavoro.

Allora non basta il rispetto formale o burocratico di alcune regole, non basta qualche momento di informazione o qualche documento consegnato ai lavoratori, quasi a dire: “ti ho informato e ora la responsabilità è tua”. La responsabilità invece è di tutti; soprattutto quella di prevenire. Occorre l’applicazione piena del Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro così com’è, in tutte le sue parti e con il massimo rigore, anche quando richiede adeguati investimenti e rallenta la presunta necessità di correre.

E’ imprescindibile l’informazione, la formazione e il coinvolgimento vero di chiunque operi nei luoghi di lavoro; ma soprattutto occorre partire da uno sguardo onesto e attento alle condizioni di lavoro, ai ritmi, ai tempi, alla fatica. Perché solo cosi possono riacquistare senso parole come salute e sicurezza; solo così possiamo dare senso al lavoro che dovrebbe essere luogo di relazioni dignità e realizzazione di ogni persona; un luogo di vita e non di morte.

Stefano Chemello, Maurizio Ferron, Carlo Biasin

(Segretari generali Fim-Cisl Fiom-Cgil Uilm-Uil)

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