Pfas, la Regione paga analisi sui pozzi ad uso agricolo

Venezia – La Regione Veneto pagherà le analisi sulle acque dei pozzi ad uso agricolo e zootecnico nella cosiddetta zona rossa, a cavallo tra le province di Vicenza e di Treviso, a rischio di contaminazione da Pfas. E proprio in questi giorni, nei ventuno comuni individuati come area più a rischio, sono in distribuzione ad allevatori e agricoltori volantini e lettere per informare circa questa attività di analisi dei pozzi, la cui adesione da parte degli interessati è volontaria.

“Dopo il monitoraggio delle acque della rete potabili e degli scarichi e la campagna di analisi biologiche sugli abitanti che risiedono nell’area interessata dalla contaminazione di sostanze perfluoro alchiliche – sottolinea una nota di Palazzo Balbi -, la giunta regionale assume a suo carico anche la spesa per le analisi delle acque dei pozzi usati per dare da bere agli animali, per la produzione degli alimenti, compreso anche il lavaggio dei prodotti orticoli e frutticoli e per l’irrigazione delle colture agrarie che ricadono nei comuni di Brendola, Sarego, Lonigo, Alonte, Zimella, Asigliano Veneto, Cologna Veneta, Poiana Maggiore, Noventa Vicentina, Pressana, Roveredo di Guà, Montagnana, Bevilacqua, Boschi Sant’Anna, Terrazzo, Veronella, Minerbe, Arcole, Legnago, Bonavigo, Albaredo d’Adige”.

“La spesa per queste analisi – ha precisato l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan – sarà a carico della Regione solo nel caso in cui il pozzo interessato dal campionamento sia stato autorizzato dagli uffici del Genio civile competente per territorio e in regola con il pagamento del relativo canone. La giunta ha stanziato 40 mila euro perché Arpav effettui mille campionamenti nelle acque sotterranee del Basso Veronese, del Vicentino e della Bassa Padovana, per accertare le concentrazioni dei Pfas a catena corta e lunga, così come già effettuato nella rete idrica degli acquedotti ad uso civico. Potremo così completare la mappatura di tutte le fonti idriche potenzialmente nocive per la salute dell’uomo e la salubrità della catena alimentare”.

I proprietari dei pozzi interessati all’analisi delle acque dovranno compilare una scheda di campionamento disponibile presso gli Uffici comunali, che dovrà essere sottoscritta dal titolare della concessione di derivazione da pozzo, e che dovrà essere poi riconsegnata agli stessi uffici assieme ad una copia di un documento di identità. “Gli esiti delle analisi – conclude la nota – saranno messi a disposizione dei titolari dei pozzi, delle aziende sanitarie competenti per territorio e delle strutture regionali, e forniranno elementi utili per individuare le misure ambientali e gli interventi specifici per rimediare gli effetti della contaminazione da Pfas”.

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