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Pedemontana, ha effetti il monito di Cantone

Venezia – Stanno facendo molto riflettere il mondo politico Veneto (o almeno una parte di esso) le considerazioni fatte dal presidente dell’autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, nei giorni scorsi a Vicenza. La questione delle opere avviate e non ancora completate non può diventare una sorta di estorsione, aveva detto Cantone, aggiungendo che un opera pubblica “va fatta rispettando le regole, e non perché si è avviata e va finita a qualunque costo. Qui c’è un project – ha sottolineato – che impone il rispetto di una serie di norme, anche per quanto riguarda la ripartizione del rischio, bisognerà capire. C’è un possibile piano alternativo, che però è molto generico. In realtà c’è bisogno di un piano che cambia il meccanismo del rischio”.

Se non giungono commenti dalla maggioranza che governa la Regione Veneto, certo soino invece le forze di opposizione a farsi vive oggi, commentando con favore le parole del presidente dell’autorità anticorruzione. Innanzitutto il Movimento 5 Stelle che, per bocca del senatore Enrico Cappelletti, ricorda come le valutazioni di Cantone confermino i dubbi che avevano espresso sulla legittimità dell’ultimo accordo con Sis.

“Due settimane fa – ricorda Cappelletti – , abbiamo sollevato la questione in un’interrogazione parlamentare al Ministro delle infrastrutture, sottolineando come il nuovo piano per la realizzazione della Pedemontana comportasse una modifica essenziale dell’originario contratto di concessione e fosse, quindi, contrario alle norme sugli appalti. Ora, anche Cantone sembra essere d’accordo sul punto, ritenendo che il nuovo piano cambi molto la struttura del project financing e il meccanismo del rischio. A questo punto è chiaro che, se la Regione vuole operare in modo conforme alla legge, deve necessariamente risolvere il contratto con Sis e indire una nuova gara”.

“Il bando per l’affidamento del contratto – continua il senatore M5S – prevedeva chiaramente che l’opera venisse realizzata in project financing, quindi con prevalenza di capitale del privato, che si sarebbe assunto il rischio dei flussi di traffico. E’ evidente che se il finanziamento diventa pubblico e il rischio si sposta tutto in capo alla Regione o allo Stato, il contratto non è più lo stesso essendo stravolto nelle disposizioni essenziali. Ciò va a ledere la parità di trattamento degli offerenti che si sono attenuti al bando di gara. Dunque si stanno violando le norme che regolano le procedure di aggiudicazione”. Cappelletti conclude conclude definendo ridicole, oltre che tardive, “le critiche mosse negli ultimi tempi da un Pd che invece, fino a qualche mese fa, ha sostenuto in tutti i modi la fattibilità dell’opera”.

Ed infatti è proprio il Pd ad intervenire oggi, criticando le scelte della regione e sposando il giudizio severo di Raffaele Cantone. E’ il consigliere regionale Andrea Zanoni a farlo, anche ricordando il voto negativo dell’aula di Palazzo Ferro Fini, che ha bocciato, con la maggioranza compatta, una sua richiesta di sospendere il voto sulla modifica del Def, chiedendo un parere preventivo a Corte dei Conti e Anac, appoggiata dal mio gruppo, dai Cinque Stelle e dalle civiche. “Forse le mie perplessità sulla Pedemontana non erano così infondate – ha detto l’esponete Pd -, visto che sono le stesse espresse da Cantone che, nel suo discorso ha posto l’accento sul rispetto delle regole, anche per quanto riguarda la ripartizione del rischio che invece, nella convenzione proposta dalla Regione, è tutto sulle spalle del concedente e quindi dei cittadini”.

“Il presidente dell’Autorità anticorruzione – prosegue Zanoni – ha espresso perplessità di fronte alle quali un ripensamento è doveroso. Sono sempre convinto che prevenire sia meglio che curare, ma la giunta regionale e la maggioranza che la sostiene preferiscono tirare dritto, rischiando di trascinare in fondo al burrone tutti i veneti che, per ora, sono chiamati a pagare l’opera, con l’addizionale Irpef e la cancellazione delle esenzioni dai pedaggi, a causa delle inadempienze del concessionario. Ma la modifica sostanziale del contratto potrebbe causare un buco nelle casse della Regione ben più pesante, viste le stime assai ottimiste sui flussi di traffico, che dovrà essere poi ripianato dai soliti noti”.

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