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“No alla messa in latino ma sì agli scismatici”

Vicenza – Correva l’anno 1054 quando si verificò il Grande Scisma, ovvero la separazione dell’allora monolitica chiesa cristiana in due distinte, separate e litigiose confessioni: quella cattolica e quella ortodossa. Quasi mille anni dunque sono passati da quando il papa di Roma, Leone IX, lanciò la scomunica al patriarca di Costantinopoli Michele I Cerulario e quest’ultimo, a sua volta, rispose con un proprio anatema scomunicando il pontefice latino. La premessa era necessaria perché tra poco ci riferiremo ai fedeli cristiano ortodossi definendoli “scismatici”…

Non saremo noi direttamente a farlo, ma avverrà comunque, dando conto di una nota diffusa oggi dalla comunità dei fedeli della Val d’Alpone che richiedono da tempo la reintroduzione della messa antica nelle parrocchie della nostra diocesi che volessero usare il rito tridentino. Da parte loro, si tratta un periodico, ripetuto, ed anche legittimo se vogliamo, chiedere questa possibilità, e lo fanno anche puntando il dito contro le gerarchie ecclesiastiche di questi anni, assai meno sensibili verso la loro voce di quanto lo fosse stato, una decina d’anni fa, Benedetto XVI che “con il Motu Proprio Summorum Pontificum – ricordano – ha liberalizzato la messa antica in latino richiesta nella parte dell’est veronese che si trova soggetta alla giurisdizione della Diocesi di Vicenza”.

Richiesta mai esaudita, sottolineano, per l’ostilità del clero locale, con l’aiuto non indifferente dell’allora vescovo Cesare Nosiglia. “Ora apprendiamo – continuano – che la cappella cattolica dell’ex ospedale di San Bonifacio è stata concessa in locazione agli scismatici ortodossi con il placet di monsignor Beniamino Pizziol, l’Ordinario, e dei sacerdoti di tutta la zona circostante. Essa servirà ai bisogni spirituali degli ortodossi di San Bonifacio, Val d’Alpone, Lonigo, Albaredo e paesi vicini. I banchi della chiesina sono stati ammassati in un ripostiglio e al Te deum di ringraziamento era presente un rappresentante di Pizziol, oltre a numerosi preti nostrani”.

La ferita aperta nell’Anno Mille dal Grande Scisma, dunque, sanguina ancora… “Non sanno – si legge a conclusione della nota – che appoggiare simili di iniziative è un grave atto di pubblica apostasia? Ignorano che solo la chiesa cattolica salva mentre chi ne è fuori non ha gli strumenti sufficienti per farlo? Perché si ostinano a negare la messa tridentina che è la vera messa cattolica, quella dei nostri padri? Invitiamo i fedeli a recitare un Rosario di riparazione per quanto e avvenuto e invochiamo la protezione e l’intervento del Venerabile Giuseppe Ambrosini che ha dovuto subire un grave affronto con la visita presso l’abbazia di Villanova di un patriarca ortodosso”.

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