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La settimana di sangue di Vicenza e provincia

Vicenza – Settimana tragica quella di Pasqua, quest’anno, nella nostra provincia. Nell’arco di quattro giorni infatti siamo stati costretti a dar conto di tre fatti di sangue e di altrettante morti premature, tre eventi drammatici che ci costringono a fermarci e a riflettere, per vari motivi e su vari fronti. Il primo di questi fatti è stato il suicidio di un ragazzo di appena 16 anni, di Bassano del Grappa, balzato all’attenzione della cronaca soprattutto perché è parso all’inizio causato da differenze culturali troppo marcate nella nostra società, dato che il giovane era di origine asiatica ed aveva avuto una storia d’amore con una ragazza italiana.

Il mea culpa dobbiamo farlo soprattutto noi che facciamo informazione, e in generale sotto accusa dovrebbe esserci quella tendenza che nella nostra società ha preso troppo piede ormai, quel puntare sempre il dito verso chi, in un modo o nell’altro, ha usi e costumi che non sono i nostri. Dobbiamo chiedere scusa per la nostra avventatezza, per aver attribuito subito la causa della morte del ragazzo al fatto che il suo amore per la coetanea veneta fosse osteggiato dalla famiglia di lui.

Quando si è saputo infatti che questo problema probabilmente non c’era, essendo la madre del ragazzo cattolica ed il padre buddista, le tesi che avevamo tutti, chi più chi meno, sostenuto si sono smontate e si pensa adesso che il gesto sia stato motivato da un male di vivere che troppo spesso colpisce i nostri giovani, e sul quale dovremmo riflettere seriamente.

Solo due giorni dopo, a Camisano Vicentino, un uomo ha ucciso a coltellate la moglie. Dalle ultime indiscrezioni riportate dal Giornale di Vicenza sembra che siano state addirittura una ventina i colpi inferti da Mirko Righetto alla povera Nidia Loza Rodriguez, per altro mentre la loro bambina di tre anni dormiva tranquilla al piano di sopra.

Non ci sono parole per definire quanto è avvento, così come niente può descrivere l’atrocità di un femminicidio, del gesto di un uomo che mette fine all’esistenza di quella stessa donna che dovrebbe amare, e che magari davvero dice di amare. E poi fa male pensare a quella povera bambina che, in una drammatica notte, ha perso nel modo più atroce, di fatto, entrambi i genitori.

Questo atroce ed assurdo fatto di sangue deve farci riflettere su noi stessi, su cosa siamo diventati se un adulto quarantenne della agiata borghesia veneta compie un delitto così efferato. L’amarezza non è attenuata dal fatto che si è subito costituito, né dalla motivazione del gesto, data probabilmente dalla paura dell’uomo di non rivedere più sua figlia.

Infine, in questa nostra carrellata nella cronaca della settimana di sangue vicentina, nel terzo giorno non c’é la Resurrezione ma un ennesimo incidente sul lavoro, con un operaio di 25 anni che ha perso la vita, in una azienda meccanica di Santorso, schiacciato da una pesante lastra di ghisa. Si rifletta su queste statistiche, che parlano di migliaia di morti sul lavoro ogni anno. Lo facciano i nostri governanti, lo faccia la classe imprenditoriale, e facciamolo un pò tutti, perché se il sistema produttivo ormai viaggia ad un ritmo frenetico e non riesce a garantire la sicurezza di chi vi lavora è la società nel suo complesso ad essere responsabile. Qualcuno comunque, a cominciare dalla classe politica, deve darsi una sveglia subito, perché non si può continuare così.

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