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Interrogazione parlamentare su fusione Aim-Agsm

Roma – “Abbiamo chiesto al ministro Padoan delucidazioni in merito all’operazione di fusione tra le multiutility di Vicenza e Verona, Aim e Agsm. In particolare, chiediamo quali siano le ragioni per cui si sta procedendo così frettolosamente e per quale motivo la fusione debba avvenire necessariamente negli ultimi scampoli del mandato dell’amministrazione comunale veronese, prima delle elezioni dell’11 giugno”.

E’ quanto si legge in una nota diffusa oggi dal senatore del Movimento Cinque Stelle Enrico Cappelletti che, sull’argomento, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia e delle finanze. Tra l’altro, merita segnalare che alla fusione tra Aim e Agsm sarà dedicato anche una seduta del consiglio comunale di Vicenza, in programma per venerdì 14 aprile alle 17.30, con soltanto questo punto all’ordine del giorno. E’ una richiesta di dibattito presentata il 3 aprile dai consiglieri Rucco, Cicero, Zaltron, Zoppello, Cattaneo e Bastianello.

Tornando a Cappelletti e alla sua interrogazione, il senatore pentastellato chiede anche al ministro se non ritenga invece “che, data l’importanza dell’operazione ed il coinvolgimento di servizi pubblici essenziali, non si debba procedere valutando attentamente tutte le possibili ricadute sui servizi e sui cittadini che ne sono destinatari”. Il senatore vuole anche sapere perché Aim Vicenza, società di proprietà del comune, ha “negato ai consiglieri comunali l’accesso agli atti relativi allo studio, effettuato dall’advisor di Aim, sui possibili scenari dell’aggregazione con altre multiutility” e chiede al ministro di intervenire affinché lo studio sia reso di pubblico dominio.

“Riteniamo – continua Cappelletti – che un’operazione così rilevante e delicata debba avvenire nella quanto più possibile trasparenza e diffusione di informazioni agli utenti circa le ricadute sui servizi erogati. La fusione e la successiva quotazione in borsa potrebbero comportare un indebolimento del ruolo della pubblica amministrazione nell’erogazione dei servizi e potrebbero aprire la strada alla loro privatizzazione”.

“Inoltre – conclude il senatore pentastellato -, la gestione di partecipazioni quotate, insieme ad altri soci di minoranza, potrebbe comportare il mutamento degli obiettivi perseguiti dalle pubbliche amministrazioni, non più quello di fornire il miglior servizio al minor costo per i cittadini, ma quello del profitto e della creazione di valore per gli azionisti, a scapito della qualità del servizio erogato in condizioni di sostanziale monopolio e dei costi dello stesso. Tutto questo sarebbe, oltretutto, contrario alla volontà degli italiani espressa in occasione del referendum del 2011, nel quale si sono dichiarati a stragrande maggioranza favorevoli a sottrarre alle logiche di mercato l’erogazione di servizi pubblici essenziali”.

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