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Interrogazione parlamentare sulla crisi BpVi

RomaInterrogazione parlamentare sulla crisi della Banca Popolare di Vicenza, rivolta al ministro Padoan dai deputati ex Pd Davide Zoggia, Pierluigi Bersani e Michele Ragosta, che chiedono di sapere quali azioni urgenti il governo intenda intraprendere per scongiurare il precipitare della crisi che la banca sta attraversando. I parlamentari ora nel Movimento Democratici e Progressisti, iniziano ricordando che BpVi è stata fondata nel 1866 ed è la prima Banca Popolare sorta in Veneto, e continuano poi ricordandone i travagli, soprattutto quelli recenti.

“La Banca Popolare di Vicenza – vi si legge – ha chiuso l’offerta pubblica di transazione con i soci azzerati raccogliendo adesioni pari al 70,3% delle azioni incluse nel perimetro della proposta, al netto dei soci irreperibili e delle posizioni già oggetto di specifica analisi”. Inoltre “l’esercizio 2016 si è chiuso con una perdita di 1,9 miliardi di euro, dopo gli 1,4 miliardi di rosso accumulati nel 2015. Sul risultato hanno pesato accantonamenti e rettifiche per 1,72 miliardi di euro”.

“Per risollevarsi – sottolineano i deputati nell’interrogazione -, la banca vicentina ha chiesto alla Bce di autorizzare l’ingresso dello Stato nel capitale. Il ricorso agli aiuti di Stato è un processo articolato e complesso, che richiede la preventiva decisione della direzione generale della concorrenza della Commissione europea sulla compatibilità dell’intervento con la normativa in materia di aiuti di Stato i cui esiti sono allo stato incerti”.

“Il peggioramento degli indici di liquidità, invece, ha spinto la banca a chiedere alla Banca d’Italia e al Ministero dell’Economia di poter emettere altri titoli con garanzia dello Stato fino a un massimo di 2,2 miliardi con una durata di 3 anni. Nel mese di marzo la situazione della liquidità è peggiorata quale conseguenza della significativa uscita di raccolta commerciale a seguito dei timori di bail-in connessi alle incertezze sul processo di ricapitalizzazione. Nel 2016 la raccolta diretta era già scesa del 14,4% a 18,8 miliardi per via degli impatti reputazionali sul gruppo”.

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