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Il piano di Igor Roma al Comunale di Vicenza

Vicenza – Prosegue la stagione musicale dell’associazione Incontro sulla Tastiera. Il prossimo appuntamento è con il pianoforte, nel concerto di mercoledì 12 aprile, al Teatro Comunale di Vicenza. Di scena sarà un pianista internazionale e grande virtuoso, Igor Roma, di origini svizzere ma scledense di adozione, già vincitore, tra gli altri, del concorso internazionale “Franz Liszt”, di Utrecht, nel 1996. Si tratta di un grande ritorno per l’Incontro, vista l’amicizia più che ventennale con l’artista, che si è esibito più volte ad inizio carriera per il gruppo di promozione musicale diretto da Mariantonietta Righetto Sgueglia, prima di prendere il via per i più rinomati lidi europei ed internazionali.

Roma proporrà, al Comunale di Vicenza, un programma di grande spessore, “un viaggio musicale – spiega  in una nota l’associazione – che esplora, nel breve arco di un concerto, le linee espressive di tre secoli di musica: un percorso ideale che permette di intuire l’evoluzione musicale, dalle sperimentazioni rivoluzionarie delle Sonate di Mozart, all’intimo lirismo delle Ballate e dei Notturni di Chopin, senza dimenticare il modernismo di Busoni e Petri. Di Egon Petri è l’adattamento di una scena pastorale dalla giovanile Cantata profana di Bachdetta della caccia, che passa poi il testimone alla trascrizione della Ciaccona, l’ultimo movimento che conclude la Partita n. 2 (Bwv 1004) per violino solo di Bach”.

Un passaggio di testimone reale, visto che Petri, a lungo attivo negli Stati Uniti, fu l’allievo preferito di Ferruccio Busoni. Composta a Weimar nel 1713, per celebrare il compleanno del duca Cristiano di Sassonia Weissenfels, la “Cantata della caccia” si caratterizza per la meravigliosa Aria n. 9 per soprano, una ninna nanna incredibilmente dolce e tenera. E nella trascrizione pianistica di Petri, la Cantata mantiene intatta tutta la sua delicatezza e dolcezza.

La Ciaccona, poi, riflette in maniera esemplare l’idea di trascrizione di Busoni: brano ampiamente conosciuto per bellezza e difficoltà, tanto che ne esistono adattamenti di ogni tipo, per vari strumenti e addirittura per orchestra, rappresenta un mirabile esercizio di bravura da parte dell’italiano. Busoni in parte si ispirò al virtuosismo violinistico e in parte all’intenzione di dimostrare fino a che punto il linguaggio di Bach potesse essere elaborato su uno strumento così diverso dal violino, come è il pianoforte.

 

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