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Danza, “Il brutto anatroccolo” per le scuole

Vicenza – Si conclude martedì 4 aprile, alle 10, nella sala del Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza, la rassegna di danza per le scuole Danzare per Educare, realizzata dalla stessa Fondazione Teatro Comunale in collaborazione con Arteven. Andrà in scena “Il brutto anatroccolo” presentato dalla Compagnia di Roberto Lori che dello spettacolo è ideatore, coreografo e danzatore, mentre le parti recitate sono di Fabio Bacaloni; le musiche sono di autori vari. Lo spettacolo, una co-produzione della Compagnia Simona Bucci è realizzato con il sostegno del Ministero dei Beni e le attività culturali e con la Regione Toscana.

“Il brutto anatroccolo” è liberamente ispirato all’omonima fiaba di Hans Christian Andersen e dura circa un’ora. E’ concepito per un pubblico molto giovane, bambini dai 3 agli 8 anni. “La performance di teatro danza – spiega una nota degli organizzatori – è costruita sul concetto di diversità e di accettazione di se stessi e degli altri, per superare le proprie paure e vulnerabilità; l’infanzia è infatti il periodo della vita in cui molto ci si sente inadeguati e in cui si ricevono critiche e rimproveri. Così, il disagio del protagonista, il brutto anatroccolo grigio e spelacchiato, il suo sentirsi diverso e rifiutato, rende il personaggio riconoscibile per ognuno dei piccoli spettatori”.

“La fragilità del personaggio diventa anche la chiave per il raggiungere l’obiettivo dell’accettazione: l’anatroccolo potrebbe rassegnarsi alla sua situazione, vivere passivamente le critiche che riceve e incassarle. Invece non si ferma e continua la ricerca di se stesso perché c’è una forza istintiva in questo piccolo, che lo porta a non arrendersi. Il suo peregrinare è il simbolo della sua natura e della sua volontà di non omologarsi. La ricerca della sua individualità è la forza che lo nutre e lo fa crescere. Comprendere che ci sono delle differenze che possono unire e creare la vera forza del gruppo, facendo tesoro delle caratteristiche di ciascuno, è quello che fa diventare adulti ed è il senso vero della fiaba e il messaggio dello spettacolo”.

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