Coldiretti: “Risi e bisi presto in soffitta?”

Vicenza – “È giunto il momento che anche il riso abbia l’etichettatura d’origine, per consentire al consumatore di scegliere il prodotto che ritiene più affidabile e sicuro. Per questo, con una delegazione vicentina di produttori di riso di Grumolo delle Abbadesse, siamo a Roma per protestare e far sentire la nostra voce, pretendendo il riconoscimento del valore e dell’identità del riso italiano”. Con queste parole, il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola ed il direttore Roberto Palù, sono intervenuti in occasione del sit in promosso ieri, a Roma, davanti al Mipaaf, con risicoltori vicentini, veronesi e rodigini, gli stessi che coltivano oltre tremila ettari del territorio regionali e gestiscono 120 aziende.

“Gli agricoltori – spiega coldiretti – devono vendere oggi ben tre chili di risone per pagarsi un caffè, a causa di speculazioni ed inganni che colpiscono le risaie nazionali e danneggiano i consumatori. È quanto emerge dal Dossier #SosRisoItaliano elaborato dalla Coldiretti, che ha denunciato l’aumento di almeno cinque volte dei prezzi dalla risaia alla tavola.

“Il risone italiano viene pagato tra i 32 ed i 36 centesimi al chilo, per l’Arborio, e dai 33 ai 38 centesimi al chilo per il Carnaroli – sottolineano Cerantola e Palù – mentre le varietà che arrivano dall’Asia vengono pagate ad un prezzo che è circa la metà di quanto costa produrle in Italia nel rispetto delle norme sulla sicurezza alimentare ed ambientale e dei diritti dei lavoratori. Nonostante la produzione nazionale sia più che sufficiente a soddisfare il fabbisogno interno, si osserva un aumento del 346% degli arrivi dal Vietnam e del 34% dalla Thailandia, cui seguono India, Pakistan e Cambogia”.

“Il risultato – aggiungono i responsabili di Coldiretti – è che un pacco di riso su quattro è straniero, ma il consumatore non lo può sapere e non è in grado di fare scelte di acquisto consapevoli per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza. Il nostro riso, vicentino e veneto in generale, è un’eccellenza che non può scomparire, anche perché consente di mantenere vivi i piatti della tradizione, risi e bisi, ma anche i diversi tipi di risotto che rappresentano un vero e proprio must per la nostra cucina”.

Sotto accusa è l’introduzione da parte dell’Ue del sistema tariffario agevolato a dazio zero per i Paesi che operano in regime Eba (ovvero Tutto tranne le armi), con il riso lavorato importato in Europa senza essere sottoposto a dazi che è passato dal 35% del 2008/2009 al 68% del 2015/2016. Un regalo alle multinazionali del commercio che sfruttano il lavoro anche minorile e impiegano intensivamente prodotti chimici vietati in Europ.

“Il riso made in Italy – conclude il presidente nazionale di Coldiretti, Roberto Moncalvo – è una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità che va difesa con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, con il blocco delle importazioni da Paesi che non rispettano le stesse normative vigenti in Italia e con l’avvio di accordi di filiera e di formule assicurative sui ricavi a difesa del reddito. Servono anche interventi comunitari tempestivi ed efficaci nei confronti delle importazioni incontrollate, in modo da prevenire il rischio di perdite economiche per i risicoltori. E’ quindi necessario attivare la clausola di salvaguardia per il ripristino dei dazi”.

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