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Vicenza, ricordate l’8 marzo le “Donne dimenticate”

Vicenza – Per l’8 marzo, Giornata della donna, l’associazione “Città di Vicenza” ha presentato al teatro San Marco di Vicenza uno spettacolo dal titolo “Donne dimenticate”. Ispirato dall’ormai ben conosciuto libro-guida “Vicenza, emozioni in cammino”, frutto delle ricerche di Manuela Brocco e Rossella Menegato, ha offerto una carrellata di ritratti di donne che – dal 1400 all’ultima guerra – si sono imposte per iniziativa culturale, impegno sociale e coraggio civile. Donne controcorrente in una realtà maschilista, piena di pregiudizi e di censure sociali, chiusa in una visione pesantemente conservatrice. Donne emarginate e, a volte, uccise.

Un gruppo di novelle attrici ha accompagnato alcune “veterane” dando buona prova di sé, partecipando con convinzione all’impegnativa avventura e realizzando uno spettacolo scorrevole nonostante la forzata staticità del testo di Antonio Baldo e le scelte minimaliste della regia di Liliana Boni. Accompagnate da proiezioni curate da Alberto Impalmi, con ritratti di Fulvia Moretti e Giulio Maria Ciffo, sono state presentate le vicende di aristocratiche animatrici culturali come Fiorenza Vendramin Sale (Alessia Bartolomucci), Maddalena Campiglia (Silvia Cichellero), Elisabetta Caminer (Marta Persich), Bianca Nievo (Luisella Fraccaro), di laiche promotrici della condizione femminile come Deianira Valmarana (Francesca Zanconato), Anna Perin (Alessandra Bassanese) e Elisa Salerno (Anna Simeone) oppure di vittime sacrificali come la “strega” Domenica (Paola Crestani) arsa in Campo Marzo, di Maria Montecchi (Luisa Vigolo), agitatrice sociale contro le speculazioni sul grano e di Novelia Turato (Anna Loro) e Nerina Sasso (Marcella Censi), eroine della resistenza del 1943.

Hanno partecipato anche Althea Amarante (che ha pensato anche le scenografie), Daniela Soligo, Gianna Sasso, Lara Stellin, Elisa Bellomi, Federica Gonzo, Roberta Zaccaria e Marzia Garofletti coordinate tutte dal magnifico duo Zaltron Monica e Rossella Menegato. Una Vicenza interpretata da Liliana Boni ha offerto il filo rosso capace di unire le diverse storie e dare un senso unitario allo spettacolo accompagnata da Maria Chiara Andriolo al flauto e Riccardo Bortolaso al violoncello che hanno ben legato le varie parti nelle quali si è articolata la serata, sostenuta da variopinti costumi di Gianna Sasso, specchio delle diverse epoche.

Un pubblico attento e partecipe, che ha riempito per ben due volte il teatro (alle 16,30 e alle 21), ha decretato all’iniziativa un successo andato ben oltre le aspettative. La performance ha scelto il giorno dell’8 marzo per il suo debutto vantando una grandiosa capacità nel coinvolgere gli spettatori a partire dalla scenografia, senza tempo, adatta ad ospitare il susseguirsi di figure femminili, appartenenti ai vari secoli, che con i loro impegni personali e sociali hanno lasciato tracce purtroppo non degnamente ricordate. Quello che in sala si è vissuto, è stato un vibrante getto di emozioni e un’energia che ha letteralmente catalizzato un pubblico curioso che alla fine ha risposto manifestando immensa soddisfazione percependo il vero senso del messaggio teatrale: la sete di cultura e di conoscenza non ha limiti, va oltre i secoli e la storia, quella che ci appartiene.

Ho constatato con sincera commozione che i ringraziamenti venivano dagli spettatori, da quel pubblico che molto spesso non risparmia giudizi spietati e taglienti dimostrandosi compostamente formale. Nitida e verace la riconoscenza di questo pubblico nei confronti di molti aspetti storici e sociali appresi grazie a questo palcoscenico. Sarebbe quindi importante ripromuovere questa iniziativa affinchè la storia della nostra Vicenza non venga “dimenticata” come queste splendide donne. Rifarlo anche per i nostri figli, e non solo, affinchè conoscano.

Aggiungo che queste non sono più “donne dimenticate”: ora sono donne conosciute e riconosciute grazie alla realizzazione di questa importante rappresentazione. Infine voglio evidenziare che durante l’esibizione, rapito dai dialoghi femminili, dagli sbalzi di tono e dall’atmosfera che aleggiava, ho pensato ad una cara amica. Lei viveva il teatro come terapia contro uno spietato mostro che ce l’ha sottratta. Non sono passati anni e nemmeno secoli. Anche lei avrebbe ricoperto un ruolo importante questa sera. Il ruolo del coraggio esemplare, di una forza nascosta sotto ad un manto fragile, una scuola di vita. Anche tu, cara Stefi, sei una donna da non dimenticare.

Lucio Zaltron

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