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Popolare Vicenza, una mano dalla Fondazione Roi

Vicenza – La Banca Popolare di Vicenza ha reso note le modalità di accesso al fondo di 30 milioni di euro a sostegno degli azionisti che versano in condizioni disagiate. Sottolinea però che si tratta di una iniziativa che verrà attivata solo in caso di esito positivo dell’Offerta di Transazione avviata il 10 gennaio scorso e tuttora in corso. Ed a proposito di questo, va segnalato che sarebbero vicine al 60%  le adesioni all’offerta che, lo ricordiamo, prevedono un rimborso, per gli azionisti azzerati, pari a 9 euro per azione, quando erano state acquistate a 62 euro. Come è noto inoltre i risparmiatori dovranno rinunciare ad ogni azione legale nei confronti della banca.

La soglia che BpVi intende raggiungere per attivare questa offerta di transazione è quella dell’80% di adesioni da parte degli azionisti, e ci si dovrebbe arrivare entro il 22 marzo. A comunicare che, ad oggi, il 60% dei soci azzerati avrebbe detto sì, è stato ieri il vicedirettore della Popolare di Vicenza Gabriele Piccini, non nascondendo la soddisfazione e sottolineando in particolare l’adesione della Fondazione Roi, presieduta da Ilvo Diamanti, uno dei soci più danneggiati dal crack dell’istituto di credito berico.

Tra l’altro si tratta di una fondazione il cui scopo è la difesa e promozione della cultura, poco a che vedere dunque con le acrobazie finanziarie della Popolare vicentina dei tempi spregiudicati, quella cioè che con il successivo crack, ha bruciato i risparmi di una vita di migliaia di persone tutt’altro che ricche.

“Ringrazio il presidente Ilvo Diamanti – ha detto Piccini – perchè ha chiarito che questa era l’unica strada percorribile”. E’ triste ma è forse anche vero, perché, se da un lato sarebbe sbagliato aderire ad un’offerta che non pochi hanno definito un’elemosina, dall’altro lato la strada alternativa della causa legale si presenta piena di ostacoli e di incognite. Considerando come funzionano le cose nel nostro povero Bel Paese, scegliendola si va certo incontro a molte  spese e a lunghe attese.

Verrà sempre troppo tardi, insomma, il giorno in cui cambieremo questa Italia così sbagliata e mediocre, nella quale i “soliti noti” sono invece riusciti a vendere le azioni di BpVi, appena prima del crack, facendoci anche un guadagno. Nei prossimi giorni comunque le filiali della Banca Popolare di Vicenza saranno aperte, anche il sabato ed attenderanno adesioni all’offerta di transazione che, se andrà in porto dovrebbe spianare la strada verso la fusione con Veneto Banca e un generale, speriamo reale, risanamento della situazione.

Quanto ai commenti di questi giorni, sembra prevalere un pudico silenzio, salvo naturalmente le voci critiche, che non mancano… Come quella del Movimento Cinque Stelle, da sempre in prima fila in difesa dei piccoli risparmiatori. C’è infatti da registrare adesso, soprattutto, la sua critica alla scelta della Fondazione Roi di aderire all’offerta di tramnsazione.

“La finalità statutaria della Fondazione Roi – scrivono in una nota il senatore Enrico Cappelletti e la consigliera comunale di Vicenza Liliana Zaltron – era quella di destinare il lascito del suo fondatore esclusivamente alla promozione della cultura e dell’arte vicentina. La gestione del patrimonio da parte di Zonin, che da presidente della Fondazione ha investito in migliaia di azioni della Popolare di Vicenza che ora valgono poco più di nulla, dilapidando buona parte del capitale, ha avuto poco di artistico e di culturale”.

“Ora – continuano – l’attuale presidente della Fondazione ha ritenuto di dover accettare la biasimevole offerta di rimborso a 9 euro per azione, notoriamente nulla rispetto al danno arrecato alla fondazione ed ai musei civici della città di Vicenza, a cui è destinata gran parte delle elargizioni. A questo punto saremmo curiosi di sapere qual’è stata la posizione del rappresentante del Comune di Vicenza in seno alla fondazione, e se il sindaco Variati si è opposto alla decisione di accettare l’irricevibile offerta di BpVi in cambio della rinuncia ad azioni legali nei confronti della banca”.

“Ci chiediamo – concludono Cappelletti e Zaltron – perché il sindaco Variati, ad oggi, non ha mai pensato di agire legalmente nei confronti di Zonin per i buchi causati alla fondazione. Ci chiediamo anche se, rispetto a questa decisione del Cda della fondazione, il sindaco ha continuato a non muovere un dito per difendere il patrimonio artistico e culturale della città. Ed infine, ci chiediamo se le leve del potere economico in mano a Zonin riescono ancora a influenzare la politica”.

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