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Pedemontana, Bartelle: “I 300 milioni agli espropriati”

Venezia – “Destinare quei 300 milioni a pagare le indennità di esproprio”. Così Patrizia Bartelle sul caso della Superstrada Pedemontana e sull’addizionale Irpef decisa dalla Regione per pagarne il completamento. Per la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle “quei soldi derivati dall’aumento dell’Irpef e strappati dunque ai cittadini veneti possono, anzi devono servire per compensare le centinaia di agricoltori che si son visti devastare le aziende dai cantieri con danni anche irrimediabili alle loro attività”.

Una vicenda, questa, che fatto discutere e che nelle ultime settimane ha anche impegnato i lavori del consiglio regionale ma su cui l’esponente pentastellata rincara, se possibile, la dose. “Fermo restando – sottolinea – le responsabilità politiche delle giunte presiedute da Galan prima e Zaia ora, riteniamo in primis opportuna l’estromissione, dall’ulteriore gestione dei lavori, dei dirigenti responsabili dell’approvazione del piano finanziario iniziale e della prima e seconda convenzione, che hanno causato la situazione attuale (con gravi danni ai cittadini espropriati e non ancora pagati) oltre che l’esborso di un miliardo di euro pubblici a fonte dei 176 milioni previsti. Per non parlare poi della devastazione di ampie porzioni di territorio…”.

Per la Bartelle, “il progetto era sbagliato e finanziariamente insostenibile, perché fondato su previsioni di traffico esagerate, fin dall’inizio non adeguatamente verificate da chi lo ha successivamente approvato. Ancor’oggi – incalza la consigliera – non vi è alcuna garanzia che non ci si trovi successivamente a sborsare oltre ai 300 milioni, ulteriori quattrini per garantire gli introiti alla SIS, dato che con il nuovo contratto è la Regione ad accollarsi il rischio di impresa per un’opera privata”.

E non è tutto: a questa ipotesi si somma anche l’eventualità, tutt’altro che remota, che possano intervenire cause civili da parte delle società che avevano partecipato alla gara, con richieste di risarcimento danni per centinaia di milioni, oltre alle inchieste della Corte dei Conti e dell’Anac. “Chiediamo – conclude la Bartelle – che della commissione istituita ai sensi della legge regionale 15/2015, per verificare e rinegoziare o revocare gli altri piani finanziari approvati dalle Giunte Galan e Zaia, con assessore alle infrastrutture Renato Chisso, non facciano parte gli stessi dirigenti e funzionari che li avevano approvati, e che invece partecipino due tecnici indipendenti designati dal consiglio regionale, uno dei quali dalle minoranze”.

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