Vicenza, la scure di Incos sui Pomari. Il Comune che fa?

Vicenza – Nei mesi scorsi, in occasione della valutazione di impatto sul patrimonio Unesco (Hia, Heritage impact assessment) che il Comune di Vicenza è stato chiamato ad eseguire su richiesta proprio dell’Unesco, ci siamo sentiti in dovere di presentare un’ampia documentazione sulla vicenda urbanistica legata al Piruea Pomari. Durante la presentazione del documento Hia, il vicesindaco Bulgarini ha definito “necessario che, sia la classe politica, sia il territorio, abbiano una maggiore capacità di coniugare sviluppo e crescita con la tutela e la conservazione del paesaggio”.

Stupiscono queste parole, soprattutto in merito alla questione Pomari, una vicenda ancora aperta riguardante una delle lottizzazioni più discusse in città, al pari di Borgo Berga, entrambe concepite nei primi anni duemila e figlie della stessa logica di speculazione e sopraffazione nei confronti del territorio e del paesaggio. Per come è stata gestita fino ad ora la vicenda dei Pomari, i concetti di sviluppo e crescita vanno a scontrarsi pesantemente con la tutela e la conservazione dell’ambiente e del paesaggio. Proprio in questi giorni la scure di Incos si sta abbattendo su decine di alberi, presenti all’interno dell’area di cantiere, che devono lasciar posto agli scheletri di cemento.

A distanza di un anno dalla scadenza del Piruea, il Comune non ha mosso un dito per fermare i devastanti piani di cementificazione voluti dai privati. Evidentemente la giunta Variati ha una doppia personalità: da un lato porta a casa milioni di euro col bando per la rigenerazione urbana e si fa bella con operazioni quali il Parco della Pace, sbandierando il vessillo della partecipazione, dall’altra abbandona al suo destino le vere periferie, quelle più popolate, che rischiano di diventare quartieri dormitorio. Noi non ci stiamo e rifiutiamo nettamente le operazioni di greenwashing messe in atto dal Comune di Vicenza.

È bene ricordare che negli ultimi dieci anni il Piruea Pomari ha portato pesanti trasformazioni nella vita dei cittadini della zona: oggi restano circa sei ettari di terra ancora liberi dal cemento, terreni che da un giorno all’altro rischiano di essere completamente impermeabilizzati da inutili edifici direzionali e capannoni commerciali. Da un anno abbiamo proposto all’amministrazione comunale di avviare una trattativa con il privato. Esiste la possibilità di liberare le aree in questione concedendo al costruttore, tramite gli strumenti previsti dalla normativa vigente, l’opportunità di riqualificare una delle tante aree di proprietà comunale, oggi desolatamente abbandonate e lasciate a se stesse, evitando così la svendita del patrimonio pubblico a fondi immobiliari privati solo per fare cassa (vedi ex caserma Guardia di Finanza ed ex macello, solo per citarne alcune).

Ai Pomari, il Comune di Vicenza si trova davanti a un bivio: deve decidere se lasciare ancora spazio alla speculazione o se intervenire per una vera riqualificazione della periferia della città. L’amministrazione deve dimostrare alla città se ha la volontà di fermare la cementificazione, prevedendo la realizzazione di un grande polmone verde che possa mitigare l’impatto di un’urbanizzazione che ha stravolto quasi irrimediabilmente la fisionomia rurale ad ovest della città del Palladio. Noi su quei 60 mila metri quadri siamo intenzionati a portare avanti la lotta.

Comitato Pomari

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