Referendum sull’autonomia, il Veneto va avanti

Venezia – “Per la prima volta in Italia una regione utilizza lo strumento referendario nei confronti del governo, in uno spirito di leale collaborazione tra istituzioni. In Italia non c’è una storia di applicazione del titolo quinto, di applicazione della geometria differenziata tra regioni nell’ordinamento costituzionale. Se l’articolo 116 della Costituzione fosse davvero applicato, alla lettera, tutte le regioni avrebbero la stessa autonomia di Trento e Bolzano. Il governo sa bene che trasferire le competenze previste dal nuovo titolo quinto della Costituzione vorrebbe dire rendere tutte le regioni a statuto speciale. Il referendum chiesto dal Veneto, se vincerà il sì, impegnerà il governo, di qualunque colore che esso sia, ad aprire una trattativa sull’intero contenuto degli articoli 116, 117 e 119, della Costituzione, portando all’autonomia fiscale”.

Così, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, aprendo il dibattito in Consiglio regionale sulla proposta di modifica legislativa che autorizza la Regione ad avviare in proprio le procedure per indire il referendum sull’autonomia regionale, anche prescindendo dall’abbinamento con un’altra consultazione elettorale.

“La legge regionale del 2014 – ha ricordato Zaia – autorizza il presidente della giunta a negoziare il contenuto del quesito referendario. Il Veneto ha tentato tutte le strade per negoziare il quesito e per ottenere l’election day, senza ottenere risposte. Il quesito resta quello che la sentenza della Corte costituzionale ci ha autorizzato a porre: vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia? Quanto all’election day, ho ancora speranze che possa essere celebrato. Ho avuto modo di parlare con il ministro dell’interno Minniti e confido che dia ascolto alle nostre istanze. Se non riusciremo a fare il referendum in primavera, lo faremo in autunno”.

Zaia ha ribadito di aver cercato la trattativa con il governo per definire il contenuto della domanda referendaria. “Ma il ministro Costa – ha detto -, nel maggio dello scorso anno, ha chiuso ogni porta. E nessuna risposta è ancora arrivata sulla richiesta, avanzata da Veneto e Lombardia, di abbinare il referendum ad un’altra consultazione elettorale. Ho sottoposto il problema anche alla Corte dei Conti. Non vogliamo mostrare i muscoli, abbiamo il conforto di grandi costituzionalisti, ci muoviamo nel solco della legge e quindi andiamo avanti”.

Quanto alla campagna comunicativa per il referendum il presidente ha annunciato un progetto di comunicazione istituzionale per il sì e per il no, in modo che i veneti possano decidere con consapevolezza e serenità: “Sarà giusto dare voce anche ai contrari – ha assicurato Zaia – anche ad eventuali comitati per il No”.

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