Pfas, un po’ di luce dal simposio di Venezia

Comunità scientifica nazionale e internazionale, riunita oggi all’Ospedale civile di Venezia, su iniziativa della Regione del Veneto, per un confronto sulla situazione determinata dall’inquinamento da Pfas in ventuno comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova. Parliamo di 120 mila abitanti coinvolti, dei quali circa 80 mila nella zona così detta “rossa”, ovvero quella a più alta concentrazione di sostanze inquinanti. Si è parlato anche delle iniziative di difesa sanitaria adottate e su quelle da realizzare in futuro.

Particolarmente qualificata la platea dei relatori, tra i quali il direttore del Dipartimento ambiente e salute dell’istituto superiore di sanità, Eugenia Dogliotti, il direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan; la responsabile della direzione prevenzione Francesca Russo, Christof Hamelman, dell’Ufficio europeo per gli investimenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, intervenuto assieme a Marco Martuzzi del Centro di salute e prevenzione dell’Oms con sede a Bonn.

C’erano anche Tony Fletcher, attuale responsabile della sanità pubblica britannica, l’uomo che ha studiato in prima persona un evento simile accaduto negli Stati Uniti; Kurt Streif, direttore dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc); Massimo Rugge, responsabile del Registro tumori del Veneto; Karen Mackay, dell’Autorità europea per la salute alimentare.

Tra le evidenze che sono emerse da segnalare quelle riguardanti la valutazione complessiva delle gravidanze negli anni tra il 2003 e il 2015, con un aumento delle gestosi, del diabete gravidico e dei bimbi nati più piccoli in proporzione all’età gestionale, dato quest’ultimo scomparso a partire dal 2013, anno nel quale sono stati messi in sicurezza gli acquedotti.

Inoltre i primi esami del sangue, effettuati su cinquanta ragazzi di 14 anni residenti nella “zona rossa”, hanno evidenziato una presenza anomala di Pfoa (acido perfluoro ottanoico) pari a una media di circa 64 nanogrammi/grammo, contro una media di 2-3 nanogrammi presente nelle persone monitorate al di fuori dell’area dell’inquinamento.

“La presenza di Pfoa riscontrata – ha commentato su questo Mantoan – è in linea con la media riscontrata l’anno scorso, quando facemmo un campionamento su 500 persone di ogni età. Gli esami proseguiranno e si allargheranno a tutta la popolazione interessata, ma questo dato sui ragazzi ci fa supporre che l’emivita di queste sostanze possa essere superiore al previsto, considerando che da luglio 2013 questi ragazzi bevono acqua pulita e che, evidentemente, queste sostanze le hanno assorbite in precedenza”.

Tony Fletcher ha invece illustrato l’esperienza fatta seguendo un caso simile accaduto in Ohio a inizio anni 2000, quando le persone coinvolte furono circa 60 mila ed ha precisato che attualmente, oltre a quello americano e a quello veneto, si è a conoscenza di un solo altro episodio, accaduto in Svezia nelle vicinanze di un aeroporto e causato dallo sversamento delle schiume antincendio.

Fletcher ha ripercorso le attività effettuate nel caso americano ed ha giudicato “con molto favore” ciò che si sta facendo in Veneto. Fletcher ha anche riferito che, in Ohio, “l’azienda emersa come responsabile dell’inquinamento ha interamente finanziato la depurazione delle acque e versato un’ammenda di seicento milioni di dollari. Ora – ha detto – sono in piedi circa millecinquecento cause singole di risarcimento danni”.

Per finire segnaliamo, che in questa pagina pubblichiamo il resoconto completo sulla giornata diffuso della Regione Veneto mentre in quest’altra pagina un commento, affidato dalla Miteni al professor Moretto, sui dati relativi alle gestanti e alle nascite in relazione alla presenza di Pfas.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *