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Lavoro sempre più precario. Analisi di Confartigianato

Mercato del lavoro a Vicenza sempre più caratterizzato da occupazione precaria. Sono stati pubblicati dall’Inps infatti i dati dell’osservatorio sul precariato, analizzando la dinamica delle assunzioni e cessazioni nell’anno 2016 e confrontandola con quelle degli anni 2015 e 2014. “Sono numeri – commenta Sandro Venzo, che nella giunta di Confartigianato Vicenza segue le politiche del lavoro e della formazione – che evidenziano quanto da tempo sosteniamo: per creare occupazione stabile è necessario intervenire in modo definitivo sul costo del lavoro, riducendone l’impatto per le aziende”.

Sandro Venzo
Sandro Venzo

Confrontando le assunzioni a tempo indeterminato del 2016 con quelle del 2015, emerge un saldo negativo pari a 763 mila unità; identica situazione per le trasformazioni a tempo indeterminato, anch’esse scese drasticamente (-35%). “Tutto ciò – rileva Venzo – deriva dalla consistente riduzione dell’esonero contributivo. A suffragare questa tesi c’è anche il dato sui contratti a termine, tornati a salire dell’8%, con 276 mila unità in più: ciò testimonia che le aziende, già alle prese con un mercato che non consente più di programmare la produzione a medio e lungo periodo, hanno bisogno di segnali importanti sul costo del lavoro per inserire personale in modo stabile”.

“Da tempo – ricorda Venzo – Confartigianato Vicenza batte su questo tasto: lo abbiamo fatto anche durante la nostra recente assemblea dei soci di fronte al ministro Poletti. Ora che i dati confermano una volta di più tale esigenza, il Governo intervenga in modo strutturale per abbassare il costo del lavoro già nel corso del 2017”.

Una riflessione, infine, viene rivolta da Confartigianato al tema dei voucher, i cui numeri d’impiego hanno destato molto scalpore in questi mesi e che sono oggetto di uno dei due quesiti referendari che dovrebbero svolgersi tra aprile e giugno, qualora non intervenisse una legge di modifica. Ebbene, l’assopciaone rileva che i dati dell’osservatorio Inps, riferiti alla vendita dei voucher nel mese di gennaio di quest’anno, segnalano una sostanziale stabilizzazione rispetto allo stesso periodo del 2016 (8,9 milioni di voucher venduti in gennaio 2017 contro gli 8, 5 milioni dell’anno scorso).

“La stabilizzazione dei voucher – sostiene Venzo – è sicuramente dovuta all’obbligo di tracciabilità degli stessi, introdotto dal governo a partire da ottobre, che impone alle aziende di comunicare preventivamente il giorno, l’ora di inizio e di cessazione della prestazione. È sufficiente questo, o bisogna effettivamente ripensare tale strumento e tornare alle origini, quando il voucher doveva servire per remunerare prestazioni meramente occasionali in alcuni settori? Come abbiamo più volte sostenuto, se vogliamo parlare di buona occupazione, di investimento nella formazione continua del personale, non possiamo pensare che i voucher diventino lo strumento principale di inserimento dei lavoratori in azienda: sono e dovranno continuare a essere un fattore che consente alle imprese di rispondere a esigenze improvvise di flessibilità, cui poter rispondere con un costo certo e sostenibile”.

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