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Asili nido, polemiche in Regione sulle graduatorie

Venezia – Graduatorie per l’accesso agli asili nido al centro di un serrato dibattito in questi giorni in Regione Veneto. Al centro della contesa c’è l’approvazione a parte del consiglio regionale della proposta di legge, fatta dai consiglieri del gruppo di Flavio Tosi, di dare precedenza nelle liste di attesa per l’iscrizione ai nidi ai soli figli di coloro che risiedono o lavorano in Veneto da almeno dieci anni. Una misura anti immigrazione è stato detto, non mancando però di sollevare dubbi anche sulla sua efficacia in questo senso. Tra le voci critiche c’è anche quella Psi del Veneto che parla di “una maggioranza, quella che governa la Regione, evidentemente già proiettata verso le elezioni politiche”.

“L’ultima perla – dicono i socialisti veneti -, è proprio questa precedenza nelle graduatorie degli asili nido di una maggioranza che, forse incapace di creare le condizioni affinché vengano realizzati asili sufficienti ai bisogni di chiunque viva in Veneto, ricorre ad una legge che sembra possedere profili di incostituzionalità. Chiediamo ai nostri parlamentari di intervenire affinché questo deprecabile atto legislativo non si compia ed invitiamo le forze politiche ad una riflessione su quanto si sta facendo e sul perché”..

Anche Patrizia Bartelle, consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle, interviene sul dibattito che imperversa a proposito degli asili nido. “Si tratta di una palese discriminazione – rileva l’esponente pentastellata – che colpisce tante famiglie di italiani, ad esempio quanti, per motivi di lavoro, sono costretti a spostarsi periodicamente sul territorio nazionale”. Ma per la Bartelle siamo anche di fronte a “una norma che ha del grottesco considerato che il provvedimento, pur con l’intento originario di escludere gli stranieri, di fatto finirebbe paradossalmente per favorirli: pensiamo a quanti extracomunitari, dopo aver raggiunto la cittadinanza italiana, o anche senza, una volta insediati qui ci restano per tutta la vita”.

“Insomma – conclude la Bartelle -, si tratta di un vero e proprio pastrocchio, discriminante nel merito, e perciò già motivo sufficiente per esprimere la nostra contrarietà, ma anche decisamente nebuloso nelle sue argomentazioni, non spiegando a sufficienza il concetto di residenza su cui si fonda, e che non tiene conto di esigenze specifiche come quelle di tanti trasfertisti che vedrebbero precluso l’accesso al nido per i propri figli”.

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