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Vicenza, Casa per la Pace ricorda il Mahatma Gandhi

Vicenza – “L’unico tiranno al mondo che posso accettare è la mia coscienza”. Questa la frase di Gandhi con cui la Casa per la Pace, istituzione del Comune di Vicenza ricorda il 30 gennaio, 69esimo anniversario della morte di uno dei principali protagonisti dell’impegno nonviolento nella storia dell’umanità. Lunedì è infatti previsto un sit-in presso il busto di Gandhi, in viale Roma, a Vicenza, in diversi momenti della giornata a partire dalle 10.30, con distribuzione di un volantino che verrà anche consegnato agli studenti delle scuole superiori della città. Alle 12 interverrà anche Isabella Sala, assessore alla comunità e alle famiglie, delegata ai temi della pace e dei diritti,.

Il Mahatma Gandhi
Il Mahatma Gandhi

“La nonviolenza – ha commentato l’assessore -, come stile di vita e metodo creativo di affrontare i conflitti, è sempre più attuale e necessaria al nostro tempo. L’anno 2017 si è aperto con una affermazione in un certo senso rivoluzionaria di Papa Francesco, ripresa dal vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol, in occasione della giornata per la Pace, un invito ad approfondire lo stile nonviolento come politica per la pace attraverso la lettura attenta del discorso del pontefice. E’ quanto la Casa per la Pace sostiene da sempre, è quanto stiamo promuovendo come assessorato con corsi nelle scuole nella gestione nonviolenta dei conflitti”.

“Siamo felici – ha aggiunto Sala – che questa tematica stia diventando sempre più studiata e praticata, perché siamo consapevoli che è una cultura diffusa che può fare la differenza e contribuire alla più alta concezione della politica intesa come costruzione della polis, della comunità. La nonviolenza non è assenza ma è azione concreta che ci invita, secondo le parole di Gandhi, ad essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo”.

“In mezzo a tante violenze che minano la stessa sopravvivenza futura dell’umanità – le ha fatto eco, a nome degli Amici della Casa per la Pace, Matteo Soccio –, la salvezza è possibile seguendo la via indicata da Gandhi. È una lezione ancora da imparare: mettere in pratica, di fronte ai conflitti, un metodo che usa la verità come forza e nega la forza della violenza. Bisogna capire che le armi della violenza non meritano fiducia da parte di chi lotta per un mondo più giusto. Nell’anniversario della morte di Gandhi vogliamo celebrare quest’uomo giusto e sottolineare l’attualità del suo messaggio. Gandhi aveva lottato sempre contro la violenza e non aveva mai avuto paura della morte. Una volta disse: se qualcuno mi uccidesse e io morissi con una preghiera per il mio assassino sulle labbra, allora soltanto si potrà dire che ho posseduto la nonviolenza del coraggio”.

Gandhi aveva 79 anni quando Godse, un fanatico indù, il 30 gennaio 1948, lo uccise con tre colpi di pistola. Gandhi si era accasciato sul terreno bagnato dalla pioggia mormorando le semplici parole del perdono: He Rama! (Oh, Dio !). Disposto a morire per l’unità e la pace del suo popolo, aveva intrapreso un ultimo digiuno per porre fine ai massacri tra indù e musulmani a New Delhi. C’era riuscito ma pagò subito il prezzo dell’intolleranza estremista.

Per tutta la vita, Gandhi aveva cercato il metodo giusto ed efficace per opporsi alle ingiustizie e alle violenze dei dominatori inglesi che sfruttavano il suo popolo. Era sicuro della vittoria della nonviolenza. Nella sua autobiografia definisce questa ricerca i miei esperimenti con la verità. Di fronte all’alternativa tra la facile e passiva rassegnazione di tutto un popolo o la ribellione violenta, Gandhi ha dimostrato che una terza via è possibile per conseguire il proprio fine di liberazione dalle ingiustizie e dalle oppressioni.

Chiamò il suo metodo Satyagraha, che significa forza della verità, e in Occidente viene chiamato, in forma meno precisa, Nonviolenza. Ha mostrato come, per chi sente la responsabilità di lottare contro ogni tentazione di fuga, rassegnazione, passività, e persino viltà, la nonviolenza è possibile ed è l’unica eticamente consentita.  Un riconoscimento importante del valore della “nonviolenza attiva” di Gandhi è venuto di recente anche dal Papa che, nel suo messaggio del primo gennaio ha invitato a resistere alla tentazione della violenza, auspicando che la nonviolenza possa diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme. Il riferimento a Gandhi è esplicito.

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