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Quando la mano morta la fa chi non dovrebbe

La notizia è venuta fuori nei giorni scorsi ed a raccontarla è stato il Corriere del Veneto. In essa si parla di un uomo che allunga le mani su una donna, a bordo di un autobus, la classica mano morta insomma, il palleggiamento più o meno furtivo che a molti potrà sembrare roba d’altri tempi, tanto squallido quanto rivelatore. Ed invece succede ancora, ed a farlo è talvolta, come in questo caso, qualcuno da cui non te lo aspetteresti, ovvero un insegnante di scuola superiore.

Il prof, che certo contava di farla franca, ha avuto però una amara sorpresa dato che la donna era una poliziotta che non ci ha pensato due volte e lo ha portato in questura, denunciandolo per tentata violenza sessuale. Poliziotta a parte, fin qui niente di speciale, dato che sono fatti che purtroppo accadono molto spesso, specialmente in Italia. Più grave è la reazione che ha avuto il poco illuminato insegnante una volta messo di fronte alle sue responsabilità, in questura. Prima infatti, sull’autobus, secondo il racconto del quotidiano, si era persino scusato con la donna, e le aveva anche offerto dei soldi perché dimenticasse tutto.

Una volta in questura invece, sempre secondo il racconto del Corriere del Veneto, l’uomo sarebbe sbottato, pronunciando una frase a dir poco incredibile, come la seguente: “cosa vogliono le donne, sono esseri inferiori, se lo meritano”. Chissà cosa ne pensano le madri degli studenti a cui questo professore insegna? E’ una domanda retorica, naturalmente, così come ogni commento è superfluo su una frase come questa, che si commenta da sola.

Una riflessione a voce alta sulla vicenda ci è giunta da Patrizia Bartelle, consigliera regionale del Veneto per il Movimento 5 Stelle. Ve la proponiamo di seguito.

Sono venuta a conoscenza solo oggi di quanto successo il giorno dell’epifania, in provincia di Vicenza, all’interno di un autobus di linea: un uomo ha palpeggiato in maniera pesante ed intenzionale una donna, nonché definito le donne “esseri inferiori e che meritano questo”. Sin qui nessuna novità, purtroppo. Ma a volte il destino ci mette del suo e mette i protagonisti giusti al posto giusto e nel giusto momento.

L’uomo. L’atto da lui commesso, con la prevedibile ipotesi di chissà quante altre volte lo aveva già fatto e probabilmente finito in ben altra maniera, è quanto di più schifoso si possa fare nei confronti di una donna che, molte volte per imbarazzo o per paura, non reagisce sperando che tutto finisca presto. A volte si scelgono vittime molto giovani, contando sul loro naturale sentire di commistione di imbarazzo e paura. Ma non sono tutte così, come è accaduto difatti a Vicenza. Ma la cosa che più deve indignare  l’opinione pubblica è il fatto che si tratta di un insegnante. Una figura atta a trasmettere rispetto, educazione, conoscenza, preparazione, una persona a cui si affidano i giovani tutti i giorni. Uno di quei ruoli sociali che dovrebbero rappresentare il massimo dell’integrità morale.

La donna. Per una volta, una donna un po’ diversa dalle altre e che molte volte, per il lavoro che svolge, avrà sicuramente rincuorato e consolato altre donne vittime di abusi forse più gravi di quello che stava subendo lei. Il caso ha voluto che questo personaggio si sedesse vicino a questa donna che, già di suo, non ha nulla di meno rispetto ad un uomo in dignità e che, in più, per formazione professionale, nulla ha di meno rispetto a qualsiasi altro poliziotto. Anzi, ha in più l’essere donna, e credo che questa volta abbia esercitato il suo lavoro, oltre che con la solita professionalità ed impeccabilità, anche con un pizzico di soddisfazione in più.

I poliziotti, sono persone che smessa la divisa, sono in mezzo a noi, sempre pronti con la loro professionalità, a fare ciò che devono. Da parte di tutte le donne, ringrazio.

Patrizia Bartelle in Grillo – Consigliera Regione Veneto 

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