Parchi, M5S: “Il problema è una gestione sbagliata”

Roma – La modifica della legge 349/91 sui parchi, in discussione in questi giorni in Parlamento, doveva essere l’opportunità per rilanciare il nostro prezioso patrimonio nazionale ed invece, come era prevedibile, si sta rivelando una occasione persa. Qui, il rischio concreto è che non solo non verrà migliorato alcunché, ma che, al contrario, la nuova norma andrà a peggiorare ulteriormente la situazione, rendendo ancora più irrazionale la gestione di una parte consistente del nostro territorio verde nazionale.

In gioco c’è il destino di ben 24 parchi nazionali, 147 riserve naturali statali, 27 aree marine protette, 134 parchi naturali regionali e 365 riserve naturali regionali. Insomma, un’area molto vasta su cui bisognerebbe intervenire con una visione d’insieme diversa da quella prevalente in Parlamento. La revisione di questa legge fa acqua da tutte le parti, non ultimo là dove consente, nei parchi, l’attività venatoria mascherata da controllo faunistico per tutte le specie. Ma è appunto la visione generale da cui essa muove ad essere innanzitutto sbagliata.

Infatti la prima riforma necessaria per rivitalizzare questo settore sarebbe quella di intervenire in radice sulla gestione delle aree protette, dismettendo l’approccio prettamente aziendale con cui si è approcciati a queste realtà, dando ampio spazio alle competenze tecnico scientifiche che invece continuano a restare in ombra. Purtroppo la riforma varata in Senato accentua ulteriormente tali limiti potenziando, negli organi di amministrazione, soprattutto la presenza dei rappresentanti politici. Possiamo concepire una gestione dei parchi quasi esclusivamente nelle mani di funzionai amministrativi ed esponenti politici?

Ma se a prevalere continua ad essere questa ratio davvero insensata, è inutile continuare a stupirci delle ricadute che essa ha nei singoli territori, ed il Veneto purtroppo è uno degli esempi emblematici in tal senso. Basta ricordare che, dal 2002 al 2014, si è speso inutilmente quasi un milione di euro per un controllo dei cinghiali nel Parco dei Colli Euganei che si è rivelato del tutto inefficace. Interventi inutili perché frutto della incompetenza, progettati senza prendere in considerazione quanto affermavano scienziati, associazioni ambientaliste, operatori esperti in materia. E quindi va cambiata radicalmente direzione.

Silvia Benedetti – Deputata del Movimento Cinque Stelle

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *