Veneto

Immigrazione, Zaia a Minniti: “Serve un cambiamento”

Roma – “La sua presenza qui può essere il segnale di un cambio di rotta perché, con il suo predecessore, ricevevamo solo ordini dal prefetto Morcone, ma ancora non si vede un vero processo organizzato, con modalità chiare per il rimpatrio dei richiedenti asilo non aventi diritto, che sono due terzi dei 180 mila che arrivano ogni anno, per la tipologia dei Cie dei quali tanto si parla, che non possono essere un parcheggio per migliaia di immigrati irregolari, per il grave problema del rilascio delle carte d’identità prima del riconoscimento dello status di rifugiato. Per questi motivi il mio è un ‘no’ fermo, non preconcetto ma realistico. Senza polemica, con la speranza che qualcosa possa cambiare davvero”.

Con queste parole, il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia si è rivolto al ministro dell’Interno Marco Minniti, oggi a Roma, nel corso del confronto sui problemi dell’immigrazione tenutosi presso la sede della Conferenza dei presidenti delle Regioni e delle Province Autonome.

“Una sua chiara presa di posizione contro le carte d’identità ‘facili’, ad esempio – ha proseguito Zaia – sarebbe significativa: ci vorrebbe poco e sarebbe un bel segnale, perché si tratta di un documento fondamentale che non può essere rilasciato con leggerezza a tutti, ma solo a chi ha ricevuto lo status di rifugiato. Per tutti gli altri basta un pezzo di carta del Comune, che abbia anche bene in vista la scadenza”.

“Dobbiamo capire – ha proseguito il governatore – se c’è un piano serio o se siamo ancora di fronte all’equa ripartizione del malessere, se e come si pensa di attivare il sistema dei rimpatri, se esistono o no gli accordi internazionali la cui assenza era fino a ieri la giustificazione preferita del Ministero, se è reale la prospettiva di realizzare campi di prima accoglienza in nordafrica, se saranno davvero attuate le misure di cui per ora solo si parla. Per tutti questi motivi siamo e restiamo contro l’accoglienza diffusa. Un no che, in Veneto, è assolutamente trasversale ai partiti e viene da tanti sindaci di ogni colore politico e dalla gente”.

“In Veneto – ha ricordato – abbiamo 517 mila immigrati perfettamente integrati e siamo un modello d’integrazione riconosciuto, ma con il 12% della popolazione già straniero e con 175 mila disoccupati, molti dei quali immigrati regolari che hanno perso il lavoro per la crisi, riteniamo di non poter andare oltre. Se oggi lei ci chiede se, come Regione, siamo disposti ad essere parte nel sistema attuale di accoglienza la risposta è no. Credo che i motivi siano chiari, razionali, e per nulla preconcetti”.

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