Economia

“Noi che credevamo nella BpVi” in assemblea

Accettare l’iniziativa di conciliazione transattiva avanzata da Banca Popolare di Vicenza, che prevede un rimborso di nove euro ad azione ai soci azzerati, giudicandola una cifra da prendere in considerazione rispetto al valore minimo di 10 centesimi, oppure non accettare e andare avanti con le azioni legali, ricordando invece, non senza amarezza, il prezzo (fino a 62 euro) al quale le azioni erano state acquistate?

È il bivio di fronte al quale si trovano numerosi risparmiatori BpVi, per la precisione circa 94 mila, vale a dire coloro che hanno acquistato titoli tramite una banca del Gruppo BpVi, dal primo gennaio 2007 al 31 dicembre 2016. La scelta non è semplice o almeno, non lo è per tutti. Da una parte, infatti c’è chi, dopo aver visto azzerarsi i risparmi, vorrebbe, accettando il riconoscimento economico di nove euro, riuscire almeno recuperare qualcosa. Dall’altra, sono forti anche le ragioni di chi vorrebbe invece recuperare quanto aveva investito.

Per cercare di fare un po’ di luce sulla faccenda che riguarda la banca vicentina, ma anche Veneto Banca, ai cui investitori è stato offerto un indennizzo del 15%, l’associazione “Noi che credevano nella Banca Popolare di Vicenza”, di recente rinominata in “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza e oggi anche in Veneto Banca” ha organizzato, per sabato 4 febbraio, una assemblea dei soci dei due istituti di credito, intitolata “Cosa sta succedendo con i rimborsi e con il territorio”.

A questo evento, che si terrà a Vicenza, al Centro sport Palladio di via Cavalieri di Vittorio Veneto con inizio alle 9, parteciperanno alcune associazioni, economisti internazionali e studi legali. L’ingresso è gratuito. Per ulteriori informazioni: 392 5759511, info@noichecredevamonellabpvi.com, www.tiny.cc/assemblea.

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