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Creazzo, partito il Master della Cucina Italiana 2017

Si è aperto ieri, al centro formazione Esac Confcommercio di Creazzo, con la tradizionale cerimonia di inaugurazione, il Master della Cucina Italiana 2017, che ha tagliato il traguardo della quinta edizione. Si è dato così avvio ad un nuovo anno di formazione di alto livello per giovani cuochi che vogliono entrare, con tutte le carte in regola, nella ristorazione di qualità.  È un programma impegnativo quello che attende i nuovi allievi, chiamati a frequentare cinque mesi di corso nelle cucine, nei laboratori e nelle aule del centro. Seguiranno 312 ore di cucina e 96 di pasticceria, con grandi professionisti italiani, oltre a 392 ore di teoria con esperti, per costruire le basi culturali e tecniche essenziali per lavorare nelle migliori realtà della ristorazione.

“Con il Master della Cucina Italiana – scrivono infatti gli organizzatori nella presentazione del corso – approdare ad un locale stellato, sogno di tanti giovani aspiranti cuochi, non è una chimera, ma una realtà, poiché i qu7attro mesi di tirocinio che integrano il corso si svolgono in ristoranti stellati Michelin. Per molti, poi, questo passaggio è anche la prima fondamentale occasione per inserirsi fin da subito nelle brigate di cucina che contano, come dimostrano le storie di successo”.

Con gli allievi dell’edizione 2017 seduti in prima fila, assieme ai colleghi dello scorso anno che hanno ricevuto l’attestato di partecipazione al termine dei loro stage, il presidente di Esac Spa e del Comitato scientifico del Master, Sergio Rebecca, ha voluto ricordare come in questa scuola “non ci si nutre solo di tecnica, ma anche di altre materie, dalle quali estrarre linfa per un arricchimento culturale, che alla fine del percorso concorrerà, mixato con le abilità manuali, a formare un proprio stile professionale”.

Sul tema di quest’anno del Master, si sono poi concentrati gli interventi degli altri due componenti del Comitato. Il leitmotiv del corso sarà nel 2017 “Pane e olio”, un connubio per niente banale, come ha sottolineato lo chef Massimiliano Alajmo, “perché sottende uno stile che va riscoperto anche in cucina, dove diventa centrale la ricerca della semplicità e del cibo come condivisione. In questo senso auspico un ritorno ai grandi formati, piuttosto che alla piccola pagnotta”.

Pane e olio, per Mauro Defendente Febbrari, “sono buoni, garantiscono salute, ma ci ricordano – ha evidenziato il medico, citando una corrispondenza dall’Afghanistan di una giornalista polacca – come la tavola abbia anche un senso liturgico, fatto di silenzio, beatitudine, condivisione, sacro”.  Molto atteso, sul tema, l’intervento dell’ospite speciale Faith Heller Willinger, giornalista e scrittrice statunitense, testimonial della cucina italiana negli Stati Uniti grazie ad un suo percorso di ricerca di ingredienti e sapori che riporta puntualmente in libri e articoli.

Mentre in sala venivano serviti a tutti i presenti pane realizzato con un antica varietà di grano e un particolare olio toscano, Faith Willinger ha evidenziato il valore delle lievitazioni naturali con pasta madre e il ruolo del pane come biglietto da visita di un ristorante. Poi l’invito agli allievi: “Siate sempre fedeli al territorio, ma con occhi che vedono nel mondo”. Ad attendere i nuovi allievi  ci saono ora 48 docenti, tra i quali 24 chef per un totale di 33 stelle Michelin, e otto pasticceri. Accompagneranno gli allievi fino al 16 giugno, ultimo giorno del Master della Cucina Italiana 2017, che si concluderà con la lectio magistralis di un grande personaggio dell’enogastronomia italiana.

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