Veneto

Affondo della Consulta contro la “Buona scuola”

Sembra fare acqua sempre più la legge di riforma del sistema scolastico italiano varata dal governo Renzi e definita dai suoi estensori “Buona scuola”. La bordata arriva ora dalla Corte Costituzionale, che ha accolto alcuni dei ricorsi mossi dalle regioni Veneto e Puglia nei confronti della legge (la 107 del luglio 2015). I giudici della Consulta hanno dichiarato incostituzionali, in particolare, i punti relativi ai nidi, alla scuola dell’infanzia e all’edilizia scolastica.

Del ventaglio di doglianze mosse dalle due regioni contro la legge di riforma, i giudici hanno accolto la richiesta di un coinvolgimento regionale nella gestione delle risorse per la costruzione e manutenzione degli edifici scolastici e hanno chiarito che, in materia di nidi e di scuole dell’infanzia, “spetta alla potestà legislativa delle Regioni l’assetto organizzativo”, oltre alla “determinazione degli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia”.

“Non è una vittoria formale – ha commentato l’assessore regionale all’istruzione. Elena Donazzan, – ma un punto importante a nostro favore. Anche se i giudici costituzionali non hanno accolto tutti i motivi di impugnativa proposti dal Veneto, in particolare la nostra richiesta di avere la titolarità dell’offerta formativa e dell’organizzazione dei percorsi di formazione professionale, la sentenza di fine anno boccia l’impostazione dirigistica del governo, che avrebbe voluto, con una legge delega, determinare anche organizzazione, standard e programmi dei nidi e delle scuole materna. Per il Veneto una norma di questo tipo avrebbe rappresentato una inaccettabile e invasione di campo”.

“Alla stessa stregua – aggiunge l’assessore – difendo, e ringrazio la Corte per la sentenza, il diritto della regione e degli enti locali di essere almeno sentiti nella distribuzione delle risorse tra le regioni per la costruzione di nuove scuole e la messa insicurezza di quelle esistenti. Dopo le picconate della Consulta sulla legge Madia di riforma della pubblica amministrazione, il nuovo pronunciamento  sulla Buona scuola restituisce significato e vigore al ruolo programmatorio e organizzativo delle Regioni e ribadisce che lo Stato non può intervenire oltre i limiti prefissati”.

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