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Palazzo Chigi, sede del Governo
Palazzo Chigi, sede del Governo

Referendum, i commenti. Quale futuro?

Il giorno dopo il referendum costituzionale che ha inequivocabilmente bocciato la riforma del governo Renzi è pervaso da una strana atmosfera. I commenti sono sostanzialmente di tre tipi: quelli di soddisfazione per l’esito e di richiesta di scioglimento delle camere e di voto anticipato, quelli degli sconfitti, imbarazzati e di circostanza, e quelli di coloro che avversavano le riforme ed il renzismo ma ritengono sbagliato andare ad elezioni anticipate. Tra questi c’è quello di Massimo D’Alema, che rispecchia certo il punto di vista di un fetta del mondo politico attuale, ostile al governo ora dimissionario ma certamente poco desideroso di cambiare il sistema e di ammodernare il Paese.

D’Alema parla di irresponsabilità di chi vuole lo scioglimento delle camere ed il voto anticipato. Sicuramente questa ipotesi non è utile per un Partito Democratico, compresa quindi la componente di minoranza, che esce dalla consultazione referendaria con le ossa rotte e che preferisce avere il tempo di riorganizzarsi prima di affrontare le elezioni politiche. A pensarla così dovrebbero essere anche altri soggetti dell’attuale panorama parlamentare, come Forza Italia. Certo è che non conviene invece ad un Paese tra le cui emergenze non ci sono la nuova legge elettorale o i bizantinismi della politica, ma bisogni assai più concreti come il lavoro e l’uscita da una situazione economica di crisi che va avanti da quasi un decennio.

Per quanto riguarda invece gli altri commenti, la Lega Nord è compatta e decisa nel chiedere che si vada subito a votare, così come Fratelli d’Italia. Naturalmente anche il Movimento 5 Stelle è tra questi, come diciamo in altre pagine del giornale. Un discorso a parte sembra che debba essere fatto per quell’area del centrodestra che ancora ha come riferimento Silvio Berlusconi, più propensa ad un voto più avanti, quantomeno per riorganizzare le fila e sperare di non essere troppo suddita di Matteo Salvini.

“Per noi è stata una bella vittoria – commenta il presidente leghista della Regione Veneto, Luca Zaia – perché ci abbiamo creduto, abbiamo voluto fino in fondo pensare che questo no fosse un no a quello che è il centralismo che era espresso da questa riforma della Costituzione, e che non portava ad alcun giovamento per i cittadini. Il cambiamento significava lo svuotamento delle competenze delle Regioni e significava la fine dell’autonomia”. Zaia ricorda anche che la partita della leadership del centro destra “si identificherà con le primarie, come è giusto che sia, perché è giusto che decidano i cittadini, ed è auspicabile che si vada subito a votare perché è dal 2008 che non c’è un premier eletto con un forte mandato popolare”.

Sul fronte degli sconfitti, invece, abbiamo tutti visto ieri sera, in televisione, poco dopo la chiusura delle urne e quando comunque il risultato era ormai chiaro, il presidente del Consiglio prendersi le sue responsabilità ed annunciare le sue dimissioni, andando al Colle oggi per rimettere il mandato nelle mani di Sergio Mattarella. Per il resto non ci sono commenti particolari di altri esponenti politici, anzi gli altri brillano, a tutti i livelli, soprattutto per la loro assenza, o per le frasi di circostanza che non aggiungono un granché. Sia nelle parole di Renzi che in quelle di coloro che sono intervenuti, c’è soprattutto rammarico per non essere riusciti a convincere gli italiani della bontà della riforma.

“Credo che l’Italia – commenta ad esempio la senatrice veneta Laura Puppato – abbia perso l’occasione di approvare una buona Riforma, che avrebbe messo in difficoltà burocrazia e vecchia politica, abituata a galleggiare, anziché a fare. Nei dibattiti sono emerse tutte le positività della Riforma, ma purtroppo in molti hanno cercato di terrorizzare parlando di inesistenti rischi di dittatura o, come in Veneto, di commissariamento della sanità. Certo non perde Renzi con il suo governo, che ottiene comunque un 40% contro un 60 che raggruppa elementi molto diversi che non riusciranno mai neppure a sedersi allo stesso tavolo. Politicamente questo risultato dimostra ancora una volta la debolezza degli avversari che, sconfitto Renzi, non avranno alcun progetto per governare il paese”.

Anche Alessandra Moretti interviene con un post su Facebook nel quale ricorda come ieri sera Matteo Renzi abbia ammesso la sconfitta e con coerenza dato le dimissioni assumendosi tutta la responsabilità. “Mille giorni – aggiunge parlando del periodo di Renzi a Palazzo Chigi – in cui il governo si è battuto per restituire all’Italia la dignità e la credibilità che si merita, in Europa e nel mondo. Un giovane presidente che, con generosità e tenacia, ha dimostrato che la politica può essere una cosa bella e grande quando persegue i propri ideali, portando avanti quelle riforme che non parlano solo di economia ma anche di civiltà. Volevamo diminuire il numero delle poltrone e gli enti inutili. Alla fine, a lasciare la poltrona è l’unico che meritava di restare”.

Un commento

  1. Francesco Cecchini

    Senatrice Laura Puppato nervosa offende chi ha votato No alla riforma della costituzione e gli italiani.
    Senatrice Laura Puppato scesa in campo per il SI ha dato, nel suo piccolo, un contributo per il NO, vedere la sua vicenda con l’ANPI, è ora nervosa. In un tweet afferma: ” A pensarci bene, c’è stata la fuga di cervelli per questo all’estero ha vinto il SI.” Offendendo così gli italiani. Roberto Grigoletto del Partito Democratico e vicesindaco di Treviso la invita a scusarsi pubblicamente con gli italiani: ” Non posso credere che una senatrice del mio partito abbia scritto una cosa simile, il voto dei cittadini è sovrano, spero che Puppato si scusi pubblicamente…” Senatrice Laura Puppato mentre offende nella sua pagina Facebook si lamenta di alcune offese: ” Siamo bersaglio tutti i giorni di gratuite offese da parte di attivisti M5S e Lega Nord,…”. Probabilmente in rete vi sono considerazioni inaccettabili sull’aspetto fisico del personaggio, ma va considerato che Laura Puppato tende a considerare offese le critiche politiche. Vi è il caso delle critiche politiche di Francesco Cecchini querelate, poi riconosciute come tali,cioè critiche politiche, dal Tribunale di Treviso. Va ricordato quello che scriveva della Puppato l’eurodeputato del Partito Democratico Flavio Zanonato.
    Quando nel marzo del 2013, Laura Puppato lo accusò di essere un piccolo ducetto , Flavio Zanonato, ora deputato al parlamento europeo affermò:
    “ Mi sembra giusto che la gente sappia che la Puppato non accetta le critiche e che non è affatto quella che sembra in televisione.”

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