Matteo Renzi
Matteo Renzi

Valanga di No al Referendum costituzionale

E’ finita come dove finire la lunga telenovela delle riforme costituzioni e del necessario referendum confermativo. E’ finita con una valanga di No che hanno sepolto una riforma che, a definirla con generosità, era gattopardesca oltre che pasticciata. Un riforma che veniva promossa dai suoi estensori, e dal premier Matteo Renzi in particolare, ora dimissionario, come qualcosa che avrebbe cambiato l’Italia rendendola più moderna. Gli italiani invece hanno ritenuto che i cambiamenti avrebbero in realtà portato indietro le lancette dell’orologio della storia, riducendo le conquiste di libertà fatte dal dopoguerra ad oggi e concentrando il potere nelle mani di una sempre più ristretta oligarchia.

Tutto ciò in un contesto in cui sembra aumentato a dismisura il clientelismo, e si è evidente pensato che la riforma avrebbe consolidato la tendenza nel futuro. Gli italiani hanno detto No dunque, perché vogliono cambiare, ma vogliono farlo davvero, e non “cambiando tutto affinché non cambi nulla”. Gli italiani, con il voto di ieri, hanno detto che vogliono un paese moderno, dove il popolo sia sovrano e senza un uomo solo al comando, dove sia riconosciuto il merito e non l’appartenenza e l’ossequio nei confronti del capo.

Non vi saranno conseguenze negative per la nostra economia sui mercati interazioni, anzi forse molto presto, se saranno dati segnali nella giusta direzione, se l’Italia comincerà a mettere da parte le pratiche fatte di furbizia e bizantinismi, e diventerà, anche grazie a questo No, un paese normale, tutto andrà per il meglio. Non sono stati in definitiva bocciati gli interessi di tutti, ma solo i privilegi di pochi. Forse, una intera classe politica, e addirittura una intera stagione politica, responsabili di tutti i nostri problemi, ieri sono state finalmente spazzate via.

Per quanto riguarda le cifre, sono ormai note: 59,11% a favore del No e 40,89% a favore del Sì, nel dato complessivo nazionale. In Veneto la bocciatura del renzismo, perché di questo anche e soprattutto si è trattato, è stata ancora più sonora, con il No che ha raggiunto quasi il 62%, e ancora di più nel vicentino con il dato provinciale al 63,13%.

Bene, ora il pallino passa al Capo dello Stato. Tra gli scenari possibili c’è soprattutto il voto anticipato, in febbraio ad esempio, chiesto da buona parte del fronte che ha sostenuto le ragioni del No.  Tutt’al più potrebbe essere preceduto da un governo di transizione che ci porti al voto in primavera, dopo aver fatto una legge elettorale decente.

Altre ipotesi sembrano francamente poco auspicabili, e soprattutto è improbabile che diano buoni risultati. Pare difficile insomma che un nuovo governo politico possa avere la forza di arrivare, in modo utile ai cittadini, al 2018, scadenza naturale della legislatura. Ci si chiede, insomma, a cosa servirebbe. Temiamo che sarebbe utile soprattutto agli interessi particolari della casta, certamente non al Paese.

Franco Oriolo

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