Veneto

Lavoro, anche in Veneto cresce l’uso dei voucher

Frena la creazione di lavoro stabile, a causa del ridimensionamento degli incentivi all’assunzione con contratti a tempo indeterminato, e cresce l’uso dei voucher, anche se a un ritmo meno intenso rispetto al passato. E’ la situazione del Veneto, fotografata dall’Inps che ha aggiornato le statistiche sul mondo del lavoro e diffuso i dati del periodo da gennaio ad ottobre di quest’anno, contenuti nel report sui nuovi rapporti di lavoro dell’Osservatorio sul precariato dell’istituto di previdenza. In Veneto, i voucher del valore nominale di 10 euro venduti nel periodo esaminato sono stati quasi otto milioni nel 2014, poco più di dodici milioni nel 2015 e ben oltre i quindici milioni quest’anno.

“Si tratta di strumenti – commenta l’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan –  il cui utilizzo è in crescita in continua. Come già ho avuto modo di sostenere nel maggio scorso, è evidente che qualcosa non funziona. Se i voucher hanno rappresentato una occasione di emersione di lavoro non regolare, al contempo non si può accettare che siano utilizzati per qualsiasi lavoro a prescindere, ma solo per i lavoratori occasionali, come, per esempio, in agricoltura, per i giovani che vanno a guadagnarsi qualche soldo lavorando in un bar o in pizzeria, per gli insegnanti di ripetizione. Questi strumenti non creano buona occupazione, sono solo un palliativo. Vanno circoscritti, per evitare distorsioni nel mercato del lavoro”.

I dati Inps riferiti alle attivazioni di nuovi rapporti di lavoro dipendente nei primi nove mesi del triennio 2014- 2016, invece, oltre che confermare il persistere di un trend di crescita del tempo indeterminato, consentono di apprezzare nel dettaglio l’impatto delle agevolazioni contributive in relazione alle attivazioni contrattuali effettuate nei primi nove mesi del 2015 e nei primi nove mesi del 2016.

Per quanto riguarda le assunzioni, nei primi nove mesi del 2016 la fruizione dell’esonero contributivo (legge 208/2015) ha interessato il 27% dei nuovi rapporti di lavoro (circa 18 mila su 65.500); nel caso delle trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine l’incidenza è stata del 50% ed ha interessato 11.800 eventi su 23.500 totali. Nel complesso risulta aver beneficiato dell’esonero contributivo il 31% del totale degli accessi al tempo indeterminato (29.700 su 97.300) registrati nel corso dei primi nove mesi del 2016.

Rispetto a settembre 2015 l’incremento dei posti di lavoro risulta pari a 29.700 unità, mentre il bilancio trimestrale, come è logico attendersi nella seconda parte dell’anno per la conclusione di molti rapporti di lavoro a termine, risulta negativo per 8.400 posizioni di lavoro. Nel periodo luglio-settembre 2016 le assunzioni sono aumentate dell’1,8%, soprattutto grazie alla crescita dell’apprendistato(+23%) e alla ripresa dei rapporti di lavoro a termine, sia a tempo determinato (+3%) che di lavoro somministrato (+15%). Continua, invece, la fase di rallentamento dei contratti a tempo indeterminato in calo del 26% e con un saldo negativo di -400 posizioni di lavoro. In aumento anche le cessazioni (+3,9%).

“Gli incentivi hanno inciso molto lo scorso anno, determinando una crescita anomala – conclude Donazzan -, mentre quest’anno si nota un sensibile rallentamento, sia come compensazione dei livelli registrati lo scorso anno, sia perché gli sgravi quest’anno sono molto meno generosi”.

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