Due nuove aree espositive per la Vicenza romana

Due nuove sezioni espositive al Museo naturalistico archeologico di Vicenza, che saranno dedicate alla città dell’epoca romana, l’antica Vicetia. Le due nuove aree ospiteranno le anfore romane rinvenute a Vicenza e i reperti del criptoportico. I due nuovi allestimenti sono stati presentati questa mattina dal vicesindaco e assessore alla crescita, Jacopo Bulgarini d’Elci, da Antonio Dal Lago, conservatore del museo, Cinzia Rossignoli, funzionario archeologo della Soprintendenza per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, e Stefania Mazzocchin, ricercatrice del Dipartimento di archeologia dell’università di Padova.

“Messa in ombra dalla ricchezza delle architetture palladiane – ha sottolineato il vicesindaco – la Vicenza archeologica è sempre rimasta in secondo piano nelle operazioni di valorizzazione culturale e turistica della città. Consci dell’importanza di quanto ci è stato tramandato, grazie alla collaborazione con la Soprintendenza e qui anche con l’università di Padova, stiamo cercando di recuperare terreno, mettendo in luce la città sotterranea. Non solo con queste due nuove sezioni museali dedicate a reperti che ci invitano a visitare i luoghi dei ritrovamenti e ci fanno scoprire utilizzi inaspettati di oggetti quotidiani del passato, come le anfore, ma anche con l’ormai prossimo recupero della nuova area archeologica della Basilica palladiana”.

I due progetti di nuovo allestimento del Museo naturalistico archeologico hanno infatti avuto il fondamentale consenso della Soprintendenza. L’esposizione delle anfore è stata elaborata anche in collaborazione con l’Università di Padova che, oltre a fornire le illustrazioni elaborate dalla disegnatrice Silvia Tinazzo, attraverso la stipula di una convenzione con il Comune di Vicenza ha permesso il coinvolgimento della ricercatrice del dipartimento di Archeologia Stefania Mazzochin, autrice di un’apprezzata monografia proprio sulle anfore di Vicenza.

Per quanto riguarda i reperti esposti, le anfore non dimostrano gli oltre duemila anni che hanno sulle spalle. Nella sezione ad esse dedicata viene valorizzata la vita di questi oggetti, spiegata con semplicità dall’apparato didascalico. Si tratta di contenitori di terracotta, usati per trasportare derrate alimentari come vino, olio e salse varie a base di pesce. Il visitatore scoprirà anche l’ampiezza delle tratte commerciali percorse, che coprivano l’intero Mediterraneo.

I numerosi e cospicui rinvenimenti di anfore a Vicenza offrono diverse indicazioni sul consumo alimentare nella città di duemila anni fa, con derrate provenienti da aree vicine ma anche da regioni lontane, mentre si rimane a bocca aperta davanti ad un’anfora che presenta ancora alcuni resti del suo antico contenuto. Sulle anfore si possono notare anche segni e scritteo, in genere bolli o graffiti, spesso indicanti il fabbricante, o il contenuto.

La sezione dedicata ai reperti del criptoportico invece presenta oggetti rinvenuti negli scavi degli anni ’50, a seguito della scoperta del criptoportico in piazza Duomo. Si tratta di oggetti di arredo, tra i quali spicca una decorazione bronzea con le sembianze di un dio fluviale e un piede di leone in marmo parte di un tavolo, che confermano l’importanza della casa a cui era legato il criptoportico. Sono esposte anche alcune lucerne, la cui datazione va dal I al IV secolo d.C., che testimoniano la lunga vita dell’edificio, mentre resti architettonici come antefisse (elementi delle coperture dei tetti) ed elementi di pavimento suggeriscono una certa attenzione nella costruzione di questo ambiente sotterraneo, sicuramente funzionale a una importante casa romana.

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