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Caldogno, chiude la Zanella. 95 licenziati

Incredulità e sgomento, a Caldogno, per l’improvvisa decisione della holding americana Tengram di chiudere in anticipo la collaborazione con Vicenza Manufaturing, scelta che sancisce, già da gennaio 2017, la chiusura della storica azienda tessile Zanella, che ad oggi impiega 95 dipendenti, in larga maggioranza donne, per quasi la metà residenti proprio nel territorio calidonense.

“Per le famiglie e per tutti noi – scrive in una nota il sindaco di Caldogno, Nicola Ferronato – è stato un fulmine a ciel sereno, visto che eravamo al corrente di importanti investimenti effettuati solo pochi mesi fa, con l’acquisto di nuovi macchinari per lo stabilimento. Siamo costernati per una decisione così drastica, calata dall’alto proprio alla vigilia delle festività natalizie, senza alcun tipo di coinvolgimento dei dipendenti e dei sindacati, senza tener conto delle gravi ricadute occupazionali e sociali che questa chiusura comporterà”.

“Come Comune – continua il sindaco – già da tempo abbiamo attivato vari progetti per favorire il reinserimento al lavoro di chi lo perde per colpa della crisi, e ovviamente faremo tutto il possibile per essere vicini alle famiglie dei dipendenti della Zanella, ai quali esprimiamo la massima solidarietà, ma è chiaro che un colpo di questa portata sarà particolarmente duro per la nostra comunità”.

Incredulo anche Marcello Vezzaro, attuale assessore all’urbanistica ed ex sindaco, che aveva seguito in prima persona negli anni scorsi le difficili fasi del passaggio di proprietà della Zanella. “A partire da sette anni fa – ricorda -, eravamo stati in costante contatto con il prefetto e con il curatore fallimentare e avevamo ospitato in sala consiliare diversi incontri con i vari gruppi che si sono fatti avanti per rilevare l’azienda. Credevamo che il rischio di una chiusura fosse ormai scongiurato, eravamo fiduciosi sulla continuità operativa e sulle prospettive future per una realtà così importante per il nostro tessuto socio economico”.

“Rimaniamo allibiti – conclude Vezzaro – che un fondo americano come Tengram, dopo avere acquisito un marchio vicentino così prestigioso ad un costo sicuramente inferiore al valore, avendo ordini già pronti per la prossima primavera a dimostrazione di un mercato ricettivo, abbia deciso di punto in bianco di chiudere lo stabilimento di Caldogno. Come minimo sarebbe doveroso un incontro in cui qualcuno spieghi ai dipendenti come stanno le cose”

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