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L'ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin
L'ex presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin

Banca Popolare di Vicenza, il contrattacco di Zonin

“Gianni Zonin fa causa alla sua banca”, “Zonin ribalta il tavolo”, “Zonin cita in giudizio gli ex vertici BpVi”. I titolisti dei giornali italiani, nelle loro versioni online, oggi si sono sbizzarriti sulla notizia del giorno, ovvero la mossa dell’ex presidente della Banca Popolare di Vicenza di passare al contrattacco e rispondere alla ufficializzazione, in questi giorni, dell’azione di responsabilità da parte della banca vicentina nei confronti di chi l’aveva guidata tra il 2013 e il 2015, quando sono state fatte quelle scelte alle quali si imputa il disastro che abbiamo sotto gli occhi e che ha bruciato i risparmi di decine di migliaia di famiglie.

L’ex presidente, uscito di scena nel 2015 dopo vent’anni di guida della BpVi, indagato per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza assieme ad altri ex consiglieri di amministrazione, ha dunque citato la banca dinanzi Tribunale delle Imprese di Venezia, con una iniziativa che, nei suoi intenti, dovrebbe accertare la correttezza del suo operato. L’ex presidente fa leva sui “consistenti utili conseguenti alla gestione profittevole della Banca” nel suo periodo, mentre, si legge in una nota, “nel periodo successivo alle sue dimissioni, avvenute nel novembre 2015, i due diversi consigli di amministrazione che si sono succeduti hanno ridotto il valore di un’azione da 48 euro dapprima a 6,30 euro e successivamente a 0,10 euro”.

Condividendo e comprendendo lo stato d’animo dei risparmiatori che tanto hanno perso nelle vicende recenti dell’istituto di credito berico, Zonin ritiene giusto “ricostruire la propria attività quale presidente dell’istituto e così contribuire all’accertamento delle responsabilità per alcune importanti deviazioni dalla corretta gestione”.

Tra i molti commentatori, c’è un denominatore comune: tutti riconoscono l’abilità di Zonin. E’ fuori discussione infatti lo spirito pugnace dell’ex presidente della banca vicentina, che con questa mossa fa suo il vecchio adagio secondo il quale la miglior difesa è l’attacco. Inoltre va considerato che, come scrive il Corriere della Sera (corriere.it), “a fronte di una gestione verticistica della banca e di una funzione meramente simbolica del consiglio di amministrazione, Zonin non ha mai avuto deleghe operative”.

Insomma, le colpe vere, suggerisce l’ex signore del risparmio vicentino, sarebbero di altri, ed il pensiero va a Samuele Sorato, l’ex direttore generale e poi anche consigliere delegato, e a Emanuele Giustini, ora chiamati in causa dal loro ex capo. Viene da chiedersi: finirà al solito modo?

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