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Vicenza Capoluogo su BpVi e Veneto Banca

Dall’associazione Vicenza Capoluogo riceviamo e pubblichiamo le considerazioni che seguono sulla situazione attuale di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

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La grave situazione del settore bancario e di quello finanziario italiano è stata accentuata, a Vicenza, da evidenti episodi di mala gestio verificatisi in Banca Popolare di Vicenza ed in Veneto Banca. La magistratura sta indagando e ci auguriamo che proceda in tempi rapidissimi alla verifica dei fatti volta ad accertare le responsabilità e la gravità dei comportamenti dei soggetti che hanno portato i due istituti bancari ad una drammatica crisi aziendale, impoverendo drasticamente la nostra provincia. Da notizie di stampa apprendiamo che i due istituti stanno valutando la possibilità di fondersi per dar vita ad un’unica realtà societaria.

Considerato che le banche svolgono un’attività pubblica, tutelata da leggi e regolamenti e controllata da istituti di vigilanza europei e nazionali, sarebbe opportuno che il piano industriale fosse portato a conoscenza della collettività attraverso una relazione trasparente per mantenere un rapporto di chiarezza e correttezza nei confronti di tutti i cosiddetti stakeholders, tra i quali vanno certamente ricomprese le autorità politico-amministrative della città. Ciò è indispensabile soprattutto per la Banca Popolare di Vicenza poiché oggi mancano purtroppo fiducia e certezze.

Pur nel rispetto dei ruoli che assegnano agli organi gestionali della banca di procedere con la formulazione del cosiddetto piano industriale, ci sentiamo di suggerire alcune considerazioni:

  • E’ evidente, in via generale e presuntiva, che il proprietario quasi totalitario di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, intenda procedere alla fusione tra i due istituti di credito, al fine di migliorare sinergie, ottimizzare centri di costo e potenziare i servizi alla clientela. La visione del piano dovrebbe confermare questa impostazione e smentire le illazioni che, al contrario, indicherebbero la reale intenzione della proprietà ossia quella di uno svuotamento e spezzettamento delle attività bancarie.
  • L’impatto del piano industriale avrà una ricaduta pesantissima sui livelli occupazionali, che dovranno essere salvaguardati con ogni mezzo concesso dalle leggi e dai regolamenti del contratto collettivo di lavoro del settore attraverso l’adeguato finanziamento del Fondo per l’esodo incentivato, da una parte, ma dall’altra anche un rigoroso accordo di solidarietà tra dipendenti, salvaguardando le risorse più giovani, economicamente più deboli e con minori responsabilità nella vicenda
  • La particolare situazione rivelatasi in Banca Popolare di Vicenza e in Veneto Banca, richiede interventi ad hoc, il cui finanziamento deve essere considerato all’interno di un ampio programma di recupero del rapporto di fiducia con il territorio, oggi profondamente incrinato. Le categorie economiche ed imprenditoriali, il Comune, la Provincia e la Regione devono impegnarsi a rivedere il rapporto avuto con la Banca Popolare di Vicenza e con Veneto Banca poiché il ruolo sociale dell’imprenditore deve valere non solo all’interno della propria impresa, ma anche quando cura gli interessi della collettività.

Riteniamo utile il percorso che, a Vicenza, la quarta Commissione consigliare sta facendo sui questi temi ed, altrettanto, la richiesta di dibattito in Consiglio comunale presentata dalla maggioranza che verrà discussa il 5 dicembre e durante la quale presenteremo delle nostre proposte. A tal proposito sarebbe assai auspicabile poter conoscere quanto prima le linee guida del piano industriale della banca in modo tale che, anche a livello politico, si possa esprimere una political opinion che, nel ribadito rispetto dei ruoli, restituisca alla collettività una sorta di moral suasion nei confronti degli organi della banca statutariamente deputati alla redazione del piano.

Associazione Vicenza Capoluogo – Per il Consiglio direttivo il presidente Sandro Pupillo

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