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Usa, vince Trump. “Soldiers go Home” al Dal Molin

E così ha davvero vinto Trump nelle elezioni americane, contro ogni pronostico. Evidentemente l’onda lunga dell’insofferenza verso il sistema ha attecchito anche negli Stati Uniti più di quanto si potesse pensare. Ed a questo proposito non ringrazieremo mai abbastanza il destino che, con il nostro povero Paese, è stato più clemente. I più acuti osservatori infatti da tempo sottolineano che siamo fortunati ad avere nel panorama politico italiano una forza anti sistema di segno ben diverso, addirittura opposto, alle destre che parlano alla pancia degli elettori, come è avvenuto con Trump e come potrebbe avvenire presto in Francia con la Le Pen.

Non che manchino in Italia gli emuli di costoro, ma i nostri non sono affatto alternativi al sistema, tutt’altro. Ad opporsi davvero a tutto ciò che ha ormai disgustato l’elettorato, in Europa come in America, da noi è il Movimento Cinque Stelle, libertario ed egualitario, certamente né razzista, né intollerante, né guerrafondaio, e tanto meno legato ad un capitalismo selvaggio che sembra avere il solo obiettivo di allargare il solco tra ricchi e poveri, dando sempre di più a chi già possiede tanto e togliendo a chi ha poco.

Comunque, a parte la peculiare situazione Italiana, resta l’incognita sul futuro del pianeta, soprattutto per quanto riguarda la difesa ambientale e il superamento dei troppi conflitti che ancora insanguinano il mondo. Trump non fa mistero di non credere che vi sia un surriscaldamento del pianeta causato dall’uomo, e se la sua politica poggerà su questo sarà davvero una corsa verso il baratro. Quanto alle guerre, staremo a vedere, ma sembra difficile poter essere ottimisti. Un risveglio amaro dunque, il nostro, stamattina…

A Vicenza invece, ieri sera, gli attivisti del gruppo Vicenzasisolleva hanno manifestato contro la presenza della base americana vicentina, nell’area ex Dal Molin, Una provocazione dunque, proprio nella notte in cui si sceglieva il nuovo inquilino della Casa Bianca. La “passeggiata” di protesta degli attivisti è stata all’insegna de “l’uno vale l’altro” con lo slogan “Trump or Clinton? Soldiers go Home” e sottotitolo “facce diverse, stesso problema”. Unica soluzione possibile dunque, per i manifestanti, è che le truppe a stelle e strisce tornino a casa.

“Nella sera delle elezioni americane – hanno scritto questa mattina in una nota gli attivisti -, in cui i cittadini Usa devono scegliere tra Trump e Clinton, il popolo No Dal Molin ha deciso di dare la propria risposta alla presenza delle servitù militari a Vicenza. Indipendentemente da chi vincerà la corsa alla Casa Bianca, la richiesta dei manifestanti è la stessa: che l’esercito Usa se ne vada dal territorio e che le servitù militari siano demolite”.

“I No Dal Molin – continuano – hanno circondato le recinzioni della base militare con una passeggiata popolare e in centinaia hanno sfilato con pentole e fischietti per farsi sentire dall’interno della base. Poi, hanno lanciato fuochi d’artificio all’interno della base e la polizia ha risposto lanciando decine di lacrimogeni contro i cittadini che da più di dieci anni si battono per una terra libera dalla presenza militare Usa. Questa serata è un’altra tappa del percorso che porterà al 16 gennaio 2017 quando, a dieci anni dal sì del governo Prodi al Dal Molin, gli attivisti no war porteranno in piazze tutte le contraddizioni del territorio che abitano, dalla guerra alle grandi opere, dalla finanza al lavoro”.

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