sabato , 16 Ottobre 2021

Sanità, avviato il cammino della riforma veneta

Primo passo concreto oggi verso l’attuazione della riforma della sanità veneta, voluta dalla giunta Zaia ed approvata dal consiglio regionale il 25 ottobre scorso. La giunta ha infatti deliberato la costituzione del Comitato regionale di supporto agli uffici dell’Area sanità e sociale, che dovrà predisporre gli atti amministrativi per garantire l’attuazione degli adempimenti e il rispetto dei termini fissati dalla riforma, che ha preso il nome di Legge Regionale 25 ottobre 2016, numero 19. La decisione segue di pochi giorni la nomina del dirigente regionale dell’Area sanità e sociale, Mauro Bonin, a commissario dell’Azienda zero.

Questi i componenti del comitato: Giacomo Vigato, direttore dell’Unità organizzativa risorse strumentali di area; Claudio Costa, direttore della Direzione risorse strumentali del servizio sanitario regionale; Francesco Magris, direttore della Direzione verifica e gestione atti del presidente e della giunta; Patrizia Petralia, direttore della Direzione affari legislativi; Maurizio Santone, direttore dell’Unità organizzativa procedure contabili, bilancio consolidato, tavolo adempimenti.

“Per rendere operativi al più presto e senza intoppi – ha commentato il presidente della Regione, Luca Zaia – i due cardini sui quali si basa il futuro amministrativo della sanità veneta, ovvero la nascita dell’Azienda zero e la riduzione delle Ullss da 21 a 9, erano necessari due passaggi, la nomina del commissario e l’attivazione di questo comitato di superesperti, prezioso per fare le cose presto e bene. A tutti va il mio augurio di buon lavoro e il ringraziamento per aver accettato di farlo gratuitamente”.

“Si comincia nel migliore dei modi – ha aggiunto l’assessore alla sanità Luca Coletto –, con il lavoro di tecnici regionali di comprovata capacità, mettendo a frutto il loro know how ed evitando di caricare di costi la collettività. La riforma realizza la nuova sanità usando le risorse interne disponibili e tagliando tutti i costi amministrativi possibili. Meno burocrazia significa meno costi e più fondi da dedicare alle cure della gente, alla modernizzazione delle dotazioni tecnologiche, all’informatizzazione totale”.

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