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Renzi a Vicenza per il Sì, in una città sotto assedio

Vicenza blindata nella seconda parte del pomeriggio, quest’oggi per la visita del presidente del consiglio Matteo Renzi, al Teatro Comunale, per una tappa della sua lunga e capillare campagna referendaria a sostegno del Sì alla riforma della Costituzione. Una città assediata, sotto molti aspetti, con schieramenti di polizia e carabinieri nell’area di Viale Mazzini e chiusura al traffico dell’importante viale durante il suo arrivo. Ed è stato forse proprio il traffico automobilistico a subire le maggiori conseguenze della presenza promozionale del premier…

Tutto sommato non vi sono stati momenti di particolare contestazione, forse anche per il maltempo, con una pioggia fine che è caduta ininterrottamente per tutta la giornata. Tuttavia non sono mancate le manifestazioni, anche se tenute a grande distanza dalla scena della kermesse governativa. Il movimento Vicenza si Solleva, ad esempio, non ha mancato di far sentire la propria voce. “Nonostante il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine messo in campo per l’evento – ci dice infatti Vicenzasisolleva in una nota -, alcuni attivisti sono riusciti a scalare le mura della città e hanno affisso un grande striscione con la scritta C’è chi dice NO proprio davanti al teatro dove si è tenuto l’evento”.

Non potevano mancare del resto contestazioni di questo tipo, quantomeno per il clima arroventato, se non avvelenato, che contraddistingue questo periodo che precede il referendum del 4 dicembre. Gli attivisti di Vicenza si Solleva, in realtà non usano la parola “evento” ma quella più sarcastica di “comizio”. Un po’ desueta forse, perché i comizi propriamente detti sono ormai poco usati da tempo. Del resto è chiaro che gli attivisti la usano non a caso, dato che l’evento che ha portato Renzi a Vicenza in effetti è stato un monologo senza contraddittorio, con il quale il premier ha cercato di convincere gli astanti delle sue ragioni.

I contenuti esposti oggi al Teatro Comunale sono quelli che ormai conosciamo, visto che stiamo finalmente per arrivare alla fine di una campagna elettoral-referendaria che, se non è durata un anno, ci è andata molto vicino. Renzi ha difeso la riforma sottolineando che essa è il mezzo per cambiare l’Italia, e che chi vota No vuole mantenere tutto come è adesso. Ed ancora, ha ricordato che nella riforma vi è una riduzione del numero dei parlamentari, con il risparmio in termini economici che ne deriverà, che si snelliranno le procedure dato che il governo dovrà avere la fiducia da una camera soltanto e non da due come avviene adesso, e che così sarà per la maggior parte delle leggi.

Ha poi ricordato che la riforma abolisce un ente inutile come il Cnel. Ha anche raccontato che Obama gli ha chiesto quanti fossero i parlamentari in Italia e che, alla risposta che sono 950, il presidente americano si sarebbe dimostrato sorpreso sottolineando che negli Stati Uniti sono poco più di 500. Alla fine ha concluso ricordando che lui non vuole “restare aggrappato alla poltrona a vivacchiare, come hanno fatto tanti altri politici” e di non essere “capace di stare, dalla mattina alla sera, a fare gli accordi”.

Fuori intanto c’era la contestazione che ricordava le decisioni del governo, fatte “di tagli e riduzione dei diritti sul lavoro, con provvedimenti quali il Jobs Act”. E che poi ricordava “la politica delle grandi opere che favoriscono soprattutto speculatori e cementificatori, fatta di decisioni calate dall’alto, prese nei salotti dei poteri forti, ignorando la condizione reale di milioni di cittadini sempre più impoveriti”.

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