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Economia vicentina lenta, ma va bene l’export

Economia vicentina ancora in affanno, con un rallentamento della ripresa produttiva nei mesi estivi e una decelerazione del fatturato industriale. Anche il bilancio degli ordinativi nel mercato domestico torna negativo, dopo due anni di crescita modesta ma continua. E’ quanto si legge tra i risultati dell’analisi congiunturale dell’economia vicentina nel terzo trimestre 2016, diffusi oggi dalla Camera di commercio di Vicenza.

Non mancano comunque le note positive, come quella riguardante il portafoglio degli ordini provenienti dall’estero, che si irrobustisce in modo significativo. Per quanto riguarda l’occupazione invece, nel settore manifatturiero risulta invariata rispetto a fine giugno. Migliorano poi, ma solo leggermente, le aspettative degli imprenditori per i prossimi mesi. I dati più significativi riguardano le variazioni destagionalizzate della produzione e del fatturato rispetto al secondo trimestre, pari rispettivamente a +0,7% e a +0,6%.

“A livello nazionale – spiega la Camera di commercio – l’Istat ha segnalato una ripresa della produzione industriale e del Pil nel terzo trimestre, dopo un secondo trimestre piatto. Anche sulle prospettive dell’economia vicentina pesano, forse più che in altre zone d’Italia, le difficoltà delle banche italiane sulle cui capacità di finanziamento del sistema produttivo sta pesando la presenza di consistenti stock di crediti deteriorati accumulati durante la lunga fase recessiva, oltre al deprezzamento dei corsi azionari. In Italia la domanda interna, soprattutto nella componente dei consumi, ha garantito un adeguato sostegno alla modesta ripresa pur in presenza di una domanda estera piuttosto debole. Restano le pressioni deflattive che continuano a provenire dalle componenti maggiormente volatili che scontano gli effetti dei corsi internazionali delle materie prime”.

“A ingenerare preoccupazione è la forte decelerazione dell’inflazione di fondo, che si è portata vicino allo zero. Inoltre la dinamica dei prezzi italiani continua a divergere rispetto agli sviluppi recenti dell’inflazione nell’area euro, dove il tasso tendenziale per l’indice armonizzato in ottobre è salito al +0,5%. Nel medio termine saranno da verificare le conseguenze ancora da definire della Brexit e dell’elezione di Trump alla Casa Bianca; soprattutto questa seconda variabile potrebbe concretizzarsi in reviviscenze protezionistiche e isolazioniste ma anche in una maggiore apertura del mercato russo”. Maggiori dettagli su questa pagina.

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