Dalla rapina di Cassola, oggi un maxi sequestro

Un consistente patrimonio in beni immobiliari, preziosi e contanti, del tutto sproporzionato rispetto al reddito denunciato. E’ su questo presupposto che è scattato, questa mattina, il sequestro  di otto unità immobiliari e 500 mila euro in valori ai danni di un uomo di 48 anni, Tony Hudorovich, pregiudicato e domiciliato in provincia di Como, ma legato al territorio bassanese per avervi compiuto reati che all’epoca destarono scalpore. Il sequestro di oggi, infatti, è stato richiesto ed effettuato, dopo lunghe ed articolate indagini, dai Carabinieri e la Guardia di Finanza di Bassano del Grappa come misura di prevenzione patrimoniale.

Ad autorizzarlo è stata la Procura di Como, competente nella vicenda dato che Hudorovic è residente nella  provincia lariana, dove del resto si trovano anche la maggior parte degli immobili. L’uomo è invece accusato di aver partecipato ad una rapina in un appartamento di Cassola, più di tre anni fa, nella quale furono per altro brutalmente picchiate due donne, una delle quali molto anziana. Rivelatore è anche il nome dato all’operazione: “Arancia meccanica”.

Tutto cominciò l’8 maggio 2013, giorno della rapina, con una delle due donne rapinate che riportò contusioni multiple al volto ed un trauma cranico, per una prognosi iniziale di 40 giorni. Subito partirono le indagini dei Carabinieri della compagnia di Bassano del Grappa. L’attività investigativa portò al riconoscimento di sei persone, che risulterebbero coinvolte a vario titolo nella rapina e che, nel gennaio 2014, vennero deferite alla procura di Como in quanto si tratterebbe di quei soggetti che in gergo vengono definiti “migranti del crimine”.

Quanto alle indagini invece, sin dalle prime battute sono state caratterizzate dalla stretta collaborazione tra i Carabinieri e gli uomini della Guardia di Finanza di Bassano, tanto che si è parlato di “un esempio – come ha sottolineato il capitano dell’Arma bassanese, Adriano Fabio Castellari – di sinergia tra forze dell’ordine per giungere ad un risultato, impegnando le risorse comuni nel miglior modo possibile e sfruttando le differenti competenze”.

Le Fiamme Gialle hanno infatti rivolto la loro attenzione soprattutto ai beni dei denunciati, vale a dire all’aspetto economico e finanziario. “Dall’analisi effettuata – ha precisato il capitano della Guardia di Finanza di Bassano, Michele Piazzolla -, è emersa una discrepanza, stimata in almeno 500 mila euro, tra gli incrementi patrimoniali, in immobili e preziosi, di Hudorovich e dei soggetti a lui collegati, in particolare i familiari, nel periodo considerato, e quanto invece risultante dalle dichiarazioni dei redditi”.

I militari, avvalendosi del decreto legislativo 159 del 2011, la normativa antimafia, hanno così dato il via ad un sequestro preventivo patrimoniale dei beni, per sproporzione, di quattro appartamenti, un villino e tre autorimesse, tra le province di Como e Varese, intestati a soggetti terzi, ovvero dei prestanome, oltre ai 500 mila euro in preziosi e disponibilità finanziarie. Tre appartamenti risultavano intestati al nipote di Hudorovich.

“Con la nostra attività – ha puntualizzato ancora Piazzolla – abbiamo dimostrato che, in realtà, erano nella disponibilità del soggetto proposto”. Il villino era invece intestato alla figlia del 48enne. “In questo caso è stata riscontrata una fittizietà per quanto riguarda il pagamento del bene”. Ad eseguire materialmente il sequestro di questa mattina, come dicevamo, i militari della Guardia di Finanza e dell’Arma di Bassano, supportati dalle controparti delle stesse forze di polizia delle province di Como e di Varese, per un totale di circa 40 uomini.

Ilaria Martini

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