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Coespu, si lavora contro la tratta dei migranti

Il continuo flusso migratorio sta diventano difficile da gestire, per questo al Centro di eccellenza per le Stability Police Units di Vicenza (Coespu) si è tenuta la prima esercitazione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) per il “Contrasto alla tratta degli esseri umani lungo le rotte migratorie”, denominata “First simulation-based training in combating trafficking along migration routes”. Questo corso pilota, il primo organizzato dall’Osce in collaborazione con l’Arma dei carabinieri, a Vicenza, è servito ad aumentare nei partecipanti la capacità di indagare efficacemente la tratta di esseri umani, identificando prontamente le vittime lungo le rotte migratorie, attraverso la promozione di un approccio comune basato sul rispetto dei diritti umani.

I flussi migratori provenienti dal Sud Africa e dall’Asia si riversano in Europa, dove alcuni paesi sono disposti ad accogliere le persone che fuggono da una situazione difficile, mentre altri le respingono. Il ruolo dell’Osce è proprio quello di tutelare queste persone che diventano oggetto di tratta in mano a degli aguzzini che le sfruttano con il lavoro in nero e lo sfruttamento sessuale. Il corso ha voluto dare delle linee guida standard comuni e sono state eseguite due simulazioni: una riguardante lo sfruttamento sessuale, l’altra in un opificio dove i migranti lavoravano in nero. Come detto si tratta del primo corso a Vicenza, ma nel 2017 ne sono previsti due.

L’addestramento, durato una settimana, ha avuto come scopo quello di promuovere l’apprendimento attraverso riflessioni sull’azione, in quanto ha proposto esperienze reali di sfruttamento dei migranti, con particolare riferimento a donne e bambini, attraverso simulazioni di forte impatto. Durante le attività pratiche, i partecipanti hanno lavorato sul campo affinando le più attuali tecniche investigative, tra cui anche le indagini finanziarie per il tracciamento dei proventi illeciti. Un’attività addestrativa unica nel suo genere che, per la sua attuazione, ha richiesto il coinvolgimento non solo delle autorità locali ma anche delle principali organizzazioni internazionali, tra le quali le Nazioni unite, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom), Europol e Interpol.

L’esercitazione costituisce parte integrante della strategia condivisa dalle Nazioni unite, dall’Unione europea e dall’Osce per il contrasto allo sfruttamento degli esseri umani lungo le rotte migratorie. Al progetto hanno partecipato oltre cinquanta operatori specializzati, appartenenti alle magistrature, alle forze dell’ordine, agli ispettorati del lavoro e alle associazioni non governative di più di trenta paesi dell’area Osce.

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