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Formaggio Asiago “made in America” ritirato in Cina

Nuovo intervento del Consorzio di Tutela Formaggio Asiago a difesa del Made in Italy. In seguito ad una denuncia, infatti, i prodotti di tre aziende americane, in violazione del marchio Asiago Dop, registrato e protetto in Cina, sono stati ritirati da alcuni stand presenti alla Fhc China di Shanghai, una delle più importanti fiere agroalimentari del paese.

“Il successo di questa azione – sottolinea una nota del Consorzio – segna un precedente importante, in attesa dell’entrata in vigore dell’accordo bilaterale UE-Cina per la protezione delle reciproche Indicazioni geografiche che, in quel paese, hanno ormai superato quota 1800.”

“I prodotti agroalimentari del Made in Italy – ha spiegato il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, – sono da sempre sinonimo di eccellenza e la loro distintività nei mercati mondiali dipende anche dalla lotta alla contraffazione. Per questo dobbiamo mantenere alta la guardia e ringrazio il Consorzio tutela formaggio Asiago per il lavoro svolto a difesa di un prodotto simbolo del Made in Italy e dell’intera filiera agroalimentare italiana”.

“L’Italia è leader nel campo dei controlli. La nostra strategia di azione punta non solo sulla repressione, ma anche sulla diffusione della conoscenza dei veri prodotti Dop e Igp. Allo stesso tempo lavoriamo sul fronte dei controlli sul web attraverso accordi stretti con le più importanti realtà dell’e-commerce. Vogliamo dare uno stop deciso a chi usurpa i nostri marchi, danneggiando le nostre aziende e i consumatori che cercano la qualità italiana”.

“I Consorzi, – ha infine sottolineato Fiorenzo Rigoni, Presidente del Consorzio – stanno ottenendo significativi successi nella tutela, ma ora è necessario fare fronte comune ed ottenere un riconoscimento politico consapevole del valore economico, sociale e culturale delle Dop, in applicazione di quel Regolamento europeo secondo il quale la protezione delle Indicazioni geografiche è uno strumento per proteggere il patrimonio culturale e gastronomico vivo dell’UE. Questo, in un momento in cui la chiusura dei negoziati bilaterali tra l’UE ed i suoi partner commerciali strategici deve fare i conti con un peso crescente delle economie asiatiche nel contesto globale e con forti spinte internazionali a ricondurre le denominazioni d’origine protetta a semplici prodotti generici”.

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