Schio, tra storia e musica il genocidio armeno

Vivere con l’altro, con le sue differenze. Vivere insieme in un mondo sempre meno omogeneo etnicamente e religiosamente, dove i confini diventano lo spazio nel quale affermare la propria identità, spesso andandola a cercare nella negazione dell’altro. Nell’ambito dell’iniziativa culturale “Spazi di confine” del Comune di Schio, Nautilus Cantiere Teatrale propone “Armenia cent’anni fa”, un’occasione di confronto e di crescita culturale attraverso una delle pagine più oscure, e al tempo stesso meno divulgate, della storia del ventesimo secolo.

Tra massacri e deportazioni furono circa un milione e mezzo gli armeni cristiani che persero la vita in uno dei più sanguinosi eccidi dei tempi moderni, che prese avvio nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1915 quando furono eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. L’obiettivo era la “purificazione” etnica della popolazione dell’Impero Ottomano per ordine dei “Giovani Turchi”. A cent’anni dal Metz Yeghern, il “Grande Male”, due appuntamenti per disserrare dall’oblio la prima di un triste elenco di stragi etniche compiute nel corso del ventesimo secolo.

Il primo evento si svolgerà venerdì 14 ottobre, alle 21, all’interno dello Spazio espositivo Lanificio Conte, a Schio. L’azione teatrale “Non colpevole…! Il dramma del genocidio armeno”, di Adriano Marcolini, autore, regista ma anche interprete dello spettacolo a fianco di Mara Santacatterina e Manuel Bendoni di Nautilus Cantiere Teatrale, porterà sul palcoscenico le sensazioni e le emozioni di chi ha assistito impotente alla scomparsa tragica della propria famiglia, mettendo in evidenza anche le motivazioni alla base di quel genocidio.

Lo spettacolo rievoca idealmente lo sviluppo del processo intentato a Berlino, nel 1921, contro Soghomon Tehlirian, uno studente armeno riparato in Germania accusato di aver assassinato l’ex ministro degli interni ottomano, Talaat Pascià. L’omicida è stato arrestato subito dopo aver commesso il delitto ed è reo confesso, ma il processo assumerà via via caratteri inaspettati giungendo, alla fine, ad una sorprendente conclusione.

Venerdì 28 ottobre, alle 21, sempre a Schio, nella Chiesa di San Francesco, andrà in scena il secondo appuntamento, il concerto di musica armena “In memoria di Padre Komitas”, con Giuseppe Dal Bianco (duduk armeno, shofar, flauto traverso, flauti etnici), Giuseppe Laudanna (tastiere), Mauro Lazzaretti (voce recitante). Compositore, etnomusicologo, paleografo musicale, Komitas fu uno dei primi intellettuali armeni ad essere arrestato quella notte di primavera del 1915, vivendo in prima persona la deportazione. Non venne ucciso, si salvò, ma dovette assistere alle peggiori atrocità contro il suo popolo. Considerato il padre della moderna musica armena e uno dei martiri del genocidio, il concerto è dedicato alla sua memoria.

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