sabato , 16 Ottobre 2021

Riforma della sanità veneta, critiche dalla minoranza

“Zaia ce l’ha fatta e la tanto sbandierata riforma della sanità veneta, denominata Azienda zero, questa notte è diventata legge. Peccato che i proclami demagogici leghisti che hanno accompagnato i lavori d’aula in questi mesi, tutti all’insegna del risparmio e dell’equità sociale, come era chiaro sin dal principio si sono rivelati un clamoroso bluff. Questa legge sulla sanità infatti va in tutt’altra direzione ed è pessima“.

La consigliera regionale Patrizia Bartelle e la deputata Silvia Benedetti, entrambe del Movimento Cinque  Stelle, commentano così  l’approvazione da parte del Consiglio regionale, all’alba di  oggi e dopo una notte di discussione in aula, della legge regionale che cambia volto alla sanità del Veneto, con l’istituzione della Azienda zero, che accentrerà la maggior parte delle funzioni amministrative, e il passaggio a nove Ulss dalle 21 che sono state fino ad ora. Come è noto, le Ulss coincideranno ora con i territori provinciali, con le eccezioni di quello di Vicenza, che ne avrà due grazie alla Ulss “Pedemontana” con sede a Bassano, e quello di Venezia, ugualmente con una seconda Ulss “Veneto orientale” con sede a San Donà di Piave.

“Il criterio utilizzato dalla maggioranza per stabilire il numero delle Usl – spiega Bartelle – non si è basato, come dovrebbe essere, su una spassionata disamina dei bisogni dei cittadini nelle diverse aree, ma sulla forza muscolare mostrata dalle diverse fazioni leghiste che siedono in Consiglio regionale. Abbiamo infatti assistito al penoso spettacolo di componenti di questo partito in gara per la conquista di una Ulss in più, fino al punto che le sette previste, una per provincia, sono lievitate a nove con motivazioni inaccettabili che nulla hanno a che vedere con le esigenze del territorio. La Ulss di Bassano è stata aggiunta per compensare un territorio già penalizzato dalla recente eliminazione del tribunale, la Ulss del Veneto Orientale per la affluenza turistica estiva, come se non esistessero altre zone altrettanto turistiche, come ad esempio l’area del Garda”.

“La ratio che sottende a questa legge – ha aggiunto Benedetti – è quella di una marchetta elettorale giocata sulla pelle dei cittadini che, di fatto, non avranno pari accesso ai servizi amministrativi sanitari in quanto essi verranno accorpati in modo irrazionale. Oltre a ciò assisteremo alla pericolosa accelerazione della soppressione di posti letto, in ottemperanza alle schede ospedaliere, senza che vi sia stata una corretta valutazione delle peculiarità territoriali anche alla luce di questa nuova riforma. La salute è un diritto inalienabile e quanto è accaduto in Veneto mostra il volto peggiore di chi ci governa”.

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