lunedì , 13 Settembre 2021

Profughi, a Gorino la grande vergogna

“Ma come può definirsi un paese che nega l’accoglienza a bambini che chiedono aiuto? E’ indefinibile il comportamento di quella politica che strumentalizza la paura del diverso e per una manciata di voti alimenta queste manifestazioni di intolleranza e razzismo indegne di un popolo che si definisce civile. Innalzare barriere per evitare che dei chiedenti asilo, poi rivelatesi essere donne e bambini, entrino in paese è la più becera espressione di razzismo, xenofobia e intolleranza, alimentata da una altrettanto becera politica che strumentalizza la paura a fini politici”.

Patrizia Bartelle
Patrizia Bartelle

Lo scrive Patrizia Bartelle, consigliera regionale del Veneto per il Movimento 5 Stelle, esprimendo un sentimento che sono in molti a sentire in Italia in questi giorni, dopo quanto è successo ieri, a Gorino, frazione di Goro, nel ferrarese. E fa bene la consigliere regionale a puntare il dito soprattutto contro certa politica che strumentalizza a fini elettorali il dramma dei profughi, persone che fuggono dalla disperazione della guerra e della miseria. Sui giornali nazionali, oggi, era spesso ripetuta la parola “vergogna”. E’ infatti forse proprio questo il sentimento che in tanti italiano è scattato: ci siamo vergognati di apparire di fronte al mondo così meschini ed egoisti.

“I nostri padri – continua nella sua nota la Bartelle – hanno combattuto per affermare i diritti delle persone, il rispetto delle persone in quanto tali, il diritto dei bambini di essere accolti e protetti, di essere aiutati. Non possiamo che condannare l’episodio e augurarci che rimanga un episodio. Tuttavia bisogna tener conto della situazione contingente attuale, destinata solamente a peggiorare”.

“Le presenze stanno aumentando esponenzialmente e non si vedono soluzioni politiche e normative in grado di individuare una soluzione sostenibile di quella che è diventata una emergenza quotidiana. Al disagio dei migranti, scappati da fame e guerre, aggiungiamo il disagio diffuso nel nostro territorio, quel disagio verso il diverso che è normale per una popolazione non abituata a convivere con lo straniero, una popolazione abituata ad essere straniera, ad essere migrante, ad essere emarginata in terra straniera. Un disagio che sta producendo allarmismo e gravi discriminazioni sociali per arrivare alla situazione di intolleranza estrema di Goro”.

La consigliera regionale poi riflette sul fatto che sono proprio gli enti locali, i comuni, i primi ad essere interessati all’emergenza migranti, e che quindi non possono essere lasciati soli nell’affrontare il problema. “Sarebbe importante – sottolinea concludendo – la creazione di una rete, un fronte comune tra le varie amministrazioni per cercare le soluzioni più umane per i migranti e meno impattanti nel territorio, coordinando le esigenze di sicurezza con il principio di accoglienza.”

Un commento

  1. armando todesco, sociologo

    Il caso di Gorino lo si puo’ interpretare in vari modi. Consideriamo che l’Italia e’ un paese che ha vissuto per anni di fronte a comportamenti da parte della classe politica di vero privilegio nei confronti di coloro che venivano nel nostro paese, che non fuggivano dalle guerre perche’ cio’ e’ una vera stupidaggine perche’ da una guerra sopratutto se civile non si puo fuggire.
    Quindi si e’ costruito volutamente una bomba di fronte alla dimenticanza di condizioni di vita di cittadini italiani del tutto misconosciuti. Bomba che poteva scoppiare solo se trovava chi avesse acceso la miccia per la sua esplosione.
    E cio’ che e’ successo a Goro.
    A. Todesco, sociologo

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