sabato , 1 Maggio 2021

Popolare di Vicenza, arriva la protesta dei dipendenti

Protestano i dipendenti della Banca Popolare di Vicenza. E’ infatti in programma una manifestazione per il giorno 25 ottobre, alle 11, per altro in concomitanza con una probabile riunione del Cda dell’istituto. La protesta dei bancari di BpVi si terrà proprio davanti alla sede della direzione generale della banca, a Vicenza. I sindacati Fabi, First Cisl, Fisac Cgil e Unisin parlano di una forte “preoccupazione che c’è per quanto si legge ogni giorno sugli organi di stampa: cura americana, tagli del costo del personale, esuberi per la sola Bpvi di 1500 dipendenti”, cosa che li ha spinti a far sentire la loro voce.

Alla manifestazione parteciperanno gli attivisti sindacali del Gruppo BpVi e, se necessario, seguiranno ulteriori azioni. “Per spiegare ai colleghi che lavorano presso il Centro Servizi – ribadiscono i sindacati – il senso e le finalità della protesta, è stata indetta nello stesso giorno anche un’assemblea sindacale riservata ai dipendenti di tutte le società del gruppo: Banca Popolare di Vicenza, Servizi Bancari, Immobiliare Stampa etc. L’assemblea che si svolgerà nella sala Pavesi dalle 8,30 alle 10. Successivamente saranno indette le assemblee su tutto il territorio nazionale”.

“Servono soluzioni – si legge ancora in una nota congiunta di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil e Unisin – urgenti ed equilibrate, che restituiscano a tutti i dipendenti la dignità del loro lavoro. Molti, dopo aver già perduto dignità professionale e risparmi, fiduciosamente investiti in azioni Popolare di Vicenza, apprendono quotidianamente dalla stampa che il loro posto di lavoro è a rischio. Le responsabilità del disastro BpVi non possono essere ricondotte ai lavoratori, che operano con vincolo di subordinazione, ma vanno addebitate a chi lo ha effettivamente provocato”.

“I sindacati – continuano – ribadiscono alla proprietà, al Cda e al top management il loro No a cure americane, ovvero a tentativi di licenziamenti, facendo del gruppo l’apripista per tutto il resto del settore bancario. No anche a tentativi di trattative basate esclusivamente sui tagli del costo del personale, senza un piano industriale con prospettive future. Chiediamo la salvaguardia del posto di lavoro per i lavoratori delle aziende del gruppo e esodi su base volontaria, che il settore si è sempre autonomamente gestito”.

Fabi, First Cisl, Fisac Cgil e Unisin chiedono infine interventi forti da parte delle istituzioni, sottolineando anche la necessità che “il settore faccia sistema per evitare che la crisi delle banche generi conseguenze devastanti sull’intera economia italiana”.

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