Economia

BpVi e Veneto Banca, Uilca: “No a figli e figliastri”

“I dipendenti Bpvi non saranno carne da macello della fusione. Dopo le sconcertanti dichiarazioni del presidente Mion sugli esuberi di personale in Bpvi, cui abbiamo risposto immediatamente con fermezza, riscontriamo oggi una presa di posizione opposta da parte dei vertici di Veneto Banca. Ci domandiamo se la proprietà Atlante voglia fare figli e figliastri e se sia in grado di gestire questa schizofrenia verbale dei vertici dei due Istituti bancari veneti”.

A parlare così è la Uilca, Coordinamento Gruppo Banca Popolare di Vicenza, sindacato dei dipendenti BpVi particolarmente battagliero in questi giorni, come testimonia infatti la sua decisa risposta all’annuncio dei giorni scorsi, del presidente della banca, Gianni Mion, del taglio di 1500 posti di lavoro. “Per quanto ci riguarda – promette quindi adesso la Uilca – non accetteremo di far pagare ai dipendenti del gruppo Banca Popolare di Vicenza tali astruse scelte manageriali, ivi compresa una fusione fra i due istituti laddove si tengano linee difformi nella gestione di eventuali esuberi peraltro mai definiti in un piano industriale”.

Se le due banche andassero ad una fusione, è fuori discussione che vi sarebbe una sovrapposizione territoriale ed una conseguente riduzione del numero delle filiali. Certo è, però, che sarebbe strano se la scure si abbattesse solo sul personale della banca vicentina. Logica quindi la reazione adesso del sindacato…

“Se il management Bpvi è di tale spessore- continua infatti la nota della Uilca – allora lasci il campo a chi veramente potrebbe perseguire il rilancio della nostra banca e garantire un futuro per i dipendenti e le loro famiglie. Non accetteremo un trattamento diverso da Veneto Banca, non saremo carne da macello nell’ambito di una utopica fusione e saremo pronti a combattere in ogni sede e con ogni mezzo a disposizione perché venga riconosciuta la tutela della professionalità e dell’occupazione in Bpvi.

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