giovedì , 16 Settembre 2021

Banca Popolare di Vicenza, Uilca: “Mion si dimetta”

Si fa sempre più tesa la situazione dei dipendenti della Banca Popolare di Vicenza e dei loro rapporti con i vertici dell’istituto di credito, da un anno e mezzo ormai nella bufera, con indagini giudiziarie sulla precedente gestione, il valore delle azioni miseramente crollato ed un altalena di vicissitudini che vanno dalla mancata quotazione in borsa al passaggio sotto l’ombrello del Fondo Atlante assieme alla cugina Veneto Banca. Poco da aggiungere, al momento, sul fronte di un possibile risanamento della banca e soprattutto di un ristoro per migliaia di risparmiatori che nel crollo delle azioni hanno perso spesso i risparmi di una vita.

Gianni Mion
Gianni Mion

Il tema caldo, invece, è in questo periodo, come dicevamo, il futuro di molti dipendenti di BpVi, per i quali erano annunciati da tempo periodi difficili ed un alto numero di licenziamenti. Adesso le più fosche previsioni, che parlavano di 1500 posti di lavoro persi nella Popolare vicentina stanno diventando certezza, dopo le dichiarazioni, ieri, in un convegno a Milano, del presidente Gianni Mion, che ha sotto certi aspetti reso certezze quelle paure. E i dipendenti, che solo ieri mattina hanno manifestato davanti alla sede centrale della banca chiedendo di non diventare i capri espiatori di quanto è successo, non ci stanno e si registrano le prime reazioni alle parole di Mion che ha confermato la linea dei 1500 licenziamenti.

“Mion presidente di chi? – si chiede ad esempio il sindacato Uilca in una nota diffusa oggi – Dopo le dichiarazioni di Mion, ci chiediamo di chi sia il presidente. Se fosse della Banca Popolare di Vicenza, dovrebbe esserlo anche di tutti i dipendenti, ma dopo oggi non possiamo riconoscerlo come tale. Rilancio e futuro della banca passano anche e soprattutto attraverso i dipendenti. Il piano industriale dovrebbe essere una priorità, il primo punto per il Cda per avere un futuro reale. Ci sembra, invece, che Mion sia venuto a giocare con la vita di tutti noi. C’è un contratto nazionale da rispettare, regole condivise sulla gestione degli esuberi (dottor Micheli se le ricorda, almeno lei, ex capo delegazione in Abi?)”.

“Caro Mion – rincara la dose il sindacato dei bancari BpVi -, il suo stipendio milionario (che lei ci ha detto che comunque non sarebbe in nessun modo disponibile a ridursi) ce l’ha per il sacrificio ed il lavoro quotidiano dei 5.500 dipendenti del gruppo. Se non è in grado di affrontare il deserto (lei l’ha definito cosi il periodo che stiamo attraversando), lasci il timone della banca ad un vero banchiere che conosce il nostro mondo”.

“Per noi – conclude la Uilca – chi parla con tale leggerezza di esuberi di personale, oltre quelli gestibili con gli strumenti del contratto, di fatto parlando senza pudore di licenziamenti, non può essere il presidente della Banca Popolare di Vicenza con 150 anni di storia. Per salvare la faccia può solo rassegnare le dimissioni al primo Cda utile. Le garantiremo la sua liquidazione, ma almeno smetta di giocare con chi veramente lavora per il bene di questa azienda. Non permetteremo altre uscite fuori luogo ed esigiamo rispetto”.

Un commento

  1. Iorio è stato il primo a non credere al salvataggio della banca, lo testimoniano l’esagerato premio di ingresso (della serie “intanto questi li intasco, vedi mai che salti la banca”) e tutte le spese pazze, naturalmente coi soldi della banca…

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