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Anfiteatro Marittimo Berico nella bufera

La storia non si fa con i se, lo sappiamo bene, ma in questi giorni viene da chiedersi come sarebbero andate cose se i conduttori dell’ormai ben noto Anfiteatro Marittimo Berico, in primis l’arcugnanese Franco Malosso von Rosenfranz, non avessero lanciato la struttura nel modo in cui hanno fatto e, soprattutto, se non ci fosse stata la reazione arrabbiata del vicesindaco di Vicenza, Jacopo Bulgarini d’Elci, ovvero quello che ha veramente dato il via all’attenzione mediatica.

Del resto, il vicesindaco non poteva fare altro, visto che il capoluogo veniva chiamato in causa per una sua probabile uscita dalle liste dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco e che questo veniva accostato al presunto valore archeologico del sito arcugnanese. Valore archeologico ignoto a tutti, quantomeno perché né la gente di Arcugnano né gli studiosi hanno mai saputo di presenze di vestigia antiche in quella zona. Così come, del resto, fino a ieri sembrava ignota a tutti persino la costruzione della nuova, per altro ampia, struttura.

I giornali locali, a cominciare dal Giornale di Vicenza che sta dando ampio spazio alla vicenda, parlano in questi giorni di abuso edilizio, in quanto il Comune di Arcugnano non avrebbe autorizzato alcunché. Eppure la struttura è là, e nei mesi scorsi c’è stato un via vai di camion, di uomini al lavoro su di essa. La sua realizzazione insomma andava avanti da tempo, forse da anni. Come sarebbero andate le cose senza il clamore mediatico e senza i toni eccessivi da meraviglia archeologica?

Come dicevamo la storia non si fa con i se, e il clamore sta attirando l’attenzione di chi di dovere. Sempre il Giornale di Vicenza ad esempio riporta le dichiarazioni del procuratore della Repubblica di Vicenza, Antonino Cappelleri, che parla di indagini in corso per appurare se vi sia stato abuso edilizio. Anche il sindaco di Arcugnano si esprime in questi termini, parlando anche lui di abuso e di regole non rispettate. Tutto già notificato da alcuni mesi a quella che risulterebbe la proprietà della struttura, una società con sede nelle Isole Vergini, con rappresentante legale una signora dell’Est Europeo.

Per la cronaca invece, ieri sera c’è stato l’incontro annunciato, con la presenza anche dell’archeologo Maurizio Tosi che avrebbe dovuto spiegare i perché della cancellazione di Vicenza dalle liste Unesco. Lo studioso si è limitato invece ad illustrare cosa c’è alla base della scelta di definire Patrimonio dell’umanità una città, un luogo, un monumento o un qualsiasi valore anche immateriale. Malosso ha invece ribadito la regolarità della struttura. Un’ultima cosa: naturalmente, come molti sanno, architettonicamente parlando, non si tratta di un anfiteatro, che ha sempre forma ellittica con gradinate che corrono attorno alla scena posta al centro, ma di un teatro, che è semicircolare con la scena sul lato rettilineo.

Un commento

  1. Il termine “Anfiteatro” è solo apparentemente utilizzato impropriamente. Dell’Anfiteatro di Arcugnano nessun arcugnanese moderno ha mai saputo nulla, esattamente come nessuno deve saper nulla. Altrimenti come c’è la facevano a legittimarsi per costruirsi dei cubi dentro la Veneta villa Colonnese, nell’Anfiteatro di Arcugnano. I Colonna, dentro l’enorme anfiteatro, erano legati ed economicamente dipendenti alla cultura millenaria del gelso e del bacco da seta ed erano i greci che vi lavoravano rappresentandovi proprio qui esportato il mito di Piramo e Tisibe, e del Gelso, prima ancora dei Da Porto, qui a presso litigiosi proprietari terrieri progenitori di Luigi. Per non fare regali ne sconti alla volgarità allineandosi con i somari, hai ragione a scrivere che certamente il clamore mediatico sul vero o falso ha fatto la sua parte di AD. Direi che ha reso di più: ha patentato “giornalisti che non sanno distinguere un allestimento scenico da una struttura fissa. A questo punto c’è solo da sperare che emerga quella parte colta delle Mafia che fa laureare i propri figli per rimetter un poco di ordine. In quel caso mi arruolerò come Osar Schindler 😉
    Franco Malosso Maltarello von Rosenfranz

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