domenica , 25 Aprile 2021
L’entrata di Vittorio Emanuele II a Venezia, il 7 novembre 1866, in un quadro dell’epoca di autore anonimo
L’entrata di Vittorio Emanuele II a Venezia, il 7 novembre 1866, in un quadro dell’epoca di autore anonimo

150 anni oggi dal plebiscito. Ne parla la Bertoliana

Nei giorni 21 e 22 ottobre 1866 ebbe luogo il plebiscito che determinò l’annessione del Veneto all’Italia. A 150 anni di distanza da quell’evento la Biblioteca civica Bertoliana e il Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza danno spazio alla presentazione di due recenti pubblicazioni di carattere storico sull’argomento in un incontro dal titolo “L’unità d’Italia e il plebiscito del 1866 – Il Veneto nella ricerca storica” in programma a Palazzo Cordellina (Contra’ Riale 12) il 25 ottobre prossimo alle 17,30. Del plebiscito e di alcune implicazioni (o complicazioni) del suo ricordo “conteso” si troveranno a parlare tre storici di diversa generazione come Mario Isnenghi, Emilio Franzina e Angela Maria Alberton.

L’occasione dell’incontro è data appunto dall’uscita di un libro e di una rivista. Si tratta del volume della più giovane dei tre storici, fresco di stampe e disponibile anche nelle edicole assieme al “Gazzettino”, intitolato “Dalla Serenissima al Regno d’Italia: il plebiscito del 1866” (Castelfranco Veneto – Villorba, Biblioteca dei leoni) e dell’ultimo numero di “Venetica”, con una parte monografica a cura di Piero Pasini su “L’altro anniversario 1866-2016. Orgogli e pregiudizi venetisti e anti-italiani”.

“Venetica” è invece la pubblicazione periodica nata oltre 30 anni fa come “Rivista di storia delle Venezie” e diretta da Mario Isnenghi, uno dei più autorevoli storici europei, decano degli studi sulla grande guerra italiana, ma anche assiduo studioso di Venezia e del Veneto dei secoli diciannovesimo e ventesimo. Quasi a metà strada (anagraficamente) fra i due, a coordinare il dibattito sarà Emilio Franzina, meglio noto come storico dell’emigrazione, ma conosciuto anche in qualità di cultore di cose venete e vicentine, nonché curatore, un paio di anni fa, degli atti dell’ultimo convegno in argomento (Risorgimento e nazionalizzazione del “locale” tra storia, storiografia e memoria” ) tenutosi a Vicenza nel giugno del 2012 in Accademia Olimpica (“Il Veneto rimpatriato”, Edizioni dell’Accademia, 2013) .

“I centenari – ha notato di recente Piero Boitani – sono occasioni importanti e nefaste: ogni ente culturale che aspiri alla notorietà vuole celebrarli, e ogni editore, anche il più minuscolo, vuole sfruttarli per ergersi, nano, sulle spalle dei giganti.” L’insigne filologo e studioso di Dante riprendendo la nota metafora di Bernardo di Chartres, vecchia di quasi mille anni, intendeva ovviamente riferirsi alle commemorazioni secolari di grandi scrittori, come, quest’anno, Shakespeare e Cervantes. La sua osservazione, tuttavia, si addice anche ad altri tipi di ricorrenze e ben si attaglia quindi anche a quella che in questi giorni, sul finire di ottobre, ci riporta indietro di centocinquant’anni al tempo della cosiddetta annessione del Veneto all’Italia. L’anniversario, in sé, non pare dei più fortunati se si consideri che nelle due precedenti circostanze del cinquantenario (1916) e del centenario (1966), e sia pure per motivi diversi, esso non poté ottenere in realtà quel risalto che pure si sarebbe potuto desiderare.

Nel 1916, imperversando la grande guerra di cui era teatro ormai da un anno l’intera regione (che includeva ancora il “Friuli italiano“), in Veneto c’era ben altro a cui pensare e anche superati i rischi della Strafexpedition, nemmeno la presa di Gorizia, nel corso dell’estate, era valsa a far rinascere il progetto nato nel 1914 a Udine per ricordare degnamente la data del “rimpatrio“, mezzo secolo prima, delle province venete e di Mantova.

Nel 1966, alla fine della piccola congiuntura che aveva interrotto per alcuni anni il boom dello sviluppo economico postbellico spianando la strada a quello, più robusto proprio da noi, della media e piccola impresa, varie celebrazioni si svolsero sì, ma in tono del tutto minore e più che altro delegando agli esperti di storia del patrio Risorgimento, allora in gran spolvero e abbastanza ascoltati dall’inclita e dal volgo, il compito di rievocare, con i loro libri e i loro convegni, l’avvenimento che assieme alla presa di Roma di poco successiva aveva “perfezionato“, tra il 1866 e il 1870 (o provvisoriamente concluso secondo un’ottica irredentista), il processo dell‘unificazione nazionale italiana.

Non ci furono allora, s’intende nel 1966 (o se ci furono rimasero prive di echi apprezzabili sulla stampa), particolari manifestazioni d’insofferenza o di condanna postuma di un avvenimento che viceversa ha spesso suscitato, dopo l’avvento del leghismo germogliato di nuovo in Veneto all’inizio degli anni ‘80 del secolo scorso, fiumi di polemiche e astiose rivendicazioni come, per citarne soltanto una di dieci anni fa, la domanda, retorica dal punto di vista degli interpellanti, con cui il 18 ottobre 2006 undici consiglieri regionali della Lega Nord decisero d’interrogare il consesso del quale facevano parte formulando il seguente quesito: 21-22 ottobre 1866, annessione del Veneto all’Italia. Fu vera festa?

Tra i vari tentativi di far luce sul fatto accaduto centocinquant’anni prima e contemporaneamente sulle discussioni, assai più recenti ma sempre più aspre, su plebisciti definiti truffaldini, su presunti furti di sovranità popolare, su ipotetici abusi perpetrati ai danni dei “veneti” di ieri (e di oggi), che lo avrebbero caratterizzato stando all’opinione di alcuni pubblicisti dei giorni nostri, quello degli storici di mestiere ha prodotto ultimamente vari sforzi individuali e collettivi di ricostruzione ancorati, com’è di regola per loro, alle fonti soprattutto d’archivio e allo scrutinio delle innumerevoli voci e testimonianze a cui occorre prestare attenzione quando ci si interroga sul passato tanto prossimo quanto remoto.

A fronte delle fluide narrazioni dei divulgatori più e meno improvvisati, e al di là delle opzioni ideologiche attualizzanti di ciascuno, gli storici propongono innanzitutto il frutto delle proprie indagini che non nascono dalla consultazione di una manciata di libri altrui e di qualche articolo desunto da quotidiani d’epoca bensì da anni e anni di ricerche di prima mano come si potrebbe facilmente ricavare dal confronto di alcuni esempi recenti come il racconto dell’affermato giornalista Lorenzo del Boca su Venezia tradita.

Alle origini della “questione veneta” da un lato (Torino Utet) e da un altro dello storico “all’antica”, Adolfo Bernardello, autore del ponderoso volume su Venezia nel Regno Lombardo-Veneto. Un caso atipico (1815-1866) (Milano Franco Angeli). Anche a partire di qui, l’incontro organizzato del prossimo 25 ottobre riveste uno speciale interesse. Per informazioni: Ufficio Consulenza Biblioteca Bertoliana, telefono 0444 578 203, email: consulenza.bertoliana@comune.vicenza.it

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