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Vicenza, in un anno chiusi 44 allevamenti

Non si arresta, in Veneto, la crisi del settore lattiero caseario, che porta con sé una vera e propria emorragia di stalle. Vicenza, Padova e Verona sono le province nelle quali si registrano le perdite maggiori. Secondo i dati dell’associazione dei produttori latte del Veneto, Aprolav, nel 2016 il numero di allevamenti regionali è sceso per la prima volta sotto quota 3000, passando infatti dalle 3.131 stalle di fine 2015, alle attuali 2.984 (erano 3.562 nel 2014). Confrontando i dati, si vede come in circa otto mesi siano state 147 le aziende costrette a chiudere, proseguendo il trend dell’anno scorso, che aveva segnato la fine dell’attività per ben 431 allevamenti.

Come detto, poi, è Vicenza la provincia più colpita dalla crisi, con 44 allevamenti in meno (da 1.009 a 965). Seconda piazza in questa triste classifica per Padova, che registra 41 stalle chiuse (da 495 a 454). Seguono Verona, il cui dato si assesta a -30, Belluno (-24), Venezia (-20) e Rovigo (-2). L’unica provincia in controtendenza è Treviso, che resta stabile a quota 529, dopo che nel 2015 aveva registrato la chiusura di 135 allevamenti.

“Siamo ancora lontani – ha spiegato Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Treviso e Veneto – da un trend di remunerazione, che consenta ai nostri allevatori di raggiungere la soglia della sopravvivenza. Il prezzo al quale gli allevatori vendono il latte, infatti, non riesce a coprire i costi della sua produzione. Ad aggravare il quadro è il focolaio appena esploso di Blue Tongue, la febbre catarrale che colpisce ovini e bovini, che sta causando restrizioni alla circolazione degli animali e alle vendite”.

Qualche spiraglio di luce, però si comincia ad intravvedere, ma è ancora troppo poco. “Il prezzo del latte sfuso venduto sul mercato – ha proseguito Curto -, ha iniziato la risalita verso quota 40 centesimi al litro. Sta cominciando a dare frutti anche la politica di contributi della Ue mirati a contenere la produzione di latte. Constatiamo, però, che a distanza di un anno e mezzo dalla fine delle quote latte, il miliardo di euro stanziato dall’Unione europea non è riuscito a risollevare le aziende dalla grave crisi che le ha colpite. Siamo passati, in definitiva, da un regime controllato e senza costi ad uno che ha fatto affondare il settore, lasciando il mercato in balia di se stesso, con crollo dei prezzi e con l’aumento dei costi di produzione”.

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