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Fracasso: “Che fine ha fatto il gender nelle scuole?”

“Non c’è traccia di ideologia gender nei piani formativi delle scuole primarie vicentine”. Questa constatazione, del consigliere regionale del Partito Democratico, Stefano Fracasso, è il risultato di un’indagine realizzata sui piani dell’offerta formativa degli istituti primari della provincia durante lo scorso anno scolastico.

“L’inizio dello scorso anno scolastico – si legge in una nota – era stato accompagnato dalla polemica sulla presunta introduzione dell’ideologia gender nelle scuole. Comitati di genitori si scatenarono allora contro un articolo della legge Buona scuola, il quale, richiamando l’educazione alla parità di genere, venne accusato di introdurre l’ideologia gender”.

Lo scontro toccò anche il Veneto, dove non mancarono le proteste. “Ci furono genitori – continua la nota – che non sottoscrissero il contratto formativo scuola-famiglia e a Schio fu annunciata anche la nascita di una scuola anti gender. Il Consiglio regionale del Veneto arrivò ad approvare una mozione che chiedeva alle scuole di non introdurre ideologie destabilizzanti e pericolose quali l’ideologia gender”.

Dall’indagine condotta emerge che in nessuna delle 64 scuole che hanno risposto, sulle 78 della provincia, sono state introdotte iniziative didattiche riconducibili alla cosiddetta “ideologia gender”. Sono invece molte le scuole che hanno proposto agli alunni progetti didattici di educazione all’affettività e di crescita valoriale del rispetto reciproco. “Alcune risposte delle scuole hanno sottolineato la campagna di disinformazione promossa da associazioni e comitati”.

Per quanto riguarda i 64 istituti che hanno preso parte all’indagine, 34 hanno risposto tramite e-mail, 9 telefonicamente, mentre per 21 scuole si è verificato il Pof/Ptof sul sito internet.

“Il quadro che emerge dall’indagine parla chiaro – ha concluso Fracasso – e conferma che c’è stata una campagna diffamatoria contro la scuola primaria, agitata ad arte, senza rispetto dell’autonomia didattica ed educativa e della professionalità del personale docente delle nostre scuole. Un anno dopo resta l’amarezza per la confusione e per le false preoccupazioni che si sono volute creare tra i genitori. Per questo i promotori della campagna anti gender dovrebbero scusarsi”.

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