Breaking News

“Fertility Day”, problema vero ma proposte inadeguate

C’è una pioggia di critiche che sta cadendo in queste ore sul Ministero della salute e sul ministro Beatrice Lorenzin. A scatenarle è stato il “Fertility Day”, ovvero la campagna promossa dallo stesso ministero per incentivare le nascite nel nostro paese e che culminerà con un giorno dedicato alla questione. Il problema è che in Italia tutto viene fatto con superficialità ed approssimazione, e questa iniziativa non sembra costituire un’eccezione. Da più parti infatti si sottolinea come, sia nei contenuti che nella forma, la campagna ministeriale sia inutile e talvolta anche offensiva, ad esempio per chi, per un motivo o per l’altro, non ha figli.

Inoltre un po’ tutti fanno notare il fatto che, se in Italia, ormai da decenni, si fanno sempre meno figli, questo è dovuto soprattutto ai servizi che mancano, vedi la carenza di asili nido, al lavoro che manca, vedi il precariato diffuso tra i giovani, alle difficoltà di farsi una casa, alle difficoltà per una donna  di mantenere il lavoro se rimane incinta, e con un solo stipendo spesso non ce la si fa. Insomma, i soliti problemi che conosciamo da troppo tempo ormai, e che nessuno si degna di affrontare né tantomeno risolvere. In buona sostanza, viene detto soprattutto al ministro che non servono slogan e propaganda, ma servono invece scelte e soluzioni che dal governo non arrivano.

Un’altra cosa che spiazza, è il fatto che questa campagna, in atto già da un po’ di giorni, sia stata lanciata con anticipo sulla effettiva data di questo “Fertility Day”, ovvero il 22 settembre, quando sono previste per altro iniziative di vario genere in molte città italiane. Comunque, le reazioni già ci sono e, per restare alla nostra città, tra i primi ad intervenire è la Cgil di Vicenza. A prender carta e penna e commentare l’iniziativa del ministro della salute è Marina Bergamin, che parte riconoscendo che il problema della natalità, in Italia, c’è davvero. Per la prima volta infatti il nostro paese perde popolazione, dato che sta venendo meno anche l’aiuto demografico che veniva dagli immigrati .

“I motivi di tutto questo sono tanti – scrive in una nota la Bergamin -. Di sicuro, tra questi, non ci sono né la mancanza di desiderio, né la disattenzione femminile. Infatti, se la media di figli per donna in Veneto passa da 1,5 del 2010 a 1,39 nel 2015 e nel giro di pochi anni i nuovi nati in Veneto calano del 20% (del 22% a Vicenza), il desiderio di fare figli si attesta saldamente in almeno due per donna. Al pari delle donne europee. La discrepanza tra desiderio e realizzazione, invece, non ha pari rispetto a Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Grecia. Va ricordato, inoltre, che in passato un tasso elevato era merito, in particolare, delle donne emigrate: nel 2002 le venete hanno avuto 1,13 figli, le donne straniere 3,09”.

“Oggi – continua la sindacalista -, né le une né le altre ce la fanno. Ci si dovrebbe chiedere il perché. Dal nostro osservatorio emergono almeno tre motivi: la crisi e la precarietà occupazionale che permangono e che rendono complicato per i giovani progettare un futuro; il mercato del lavoro e un’organizzazione del lavoro che permette pochissima conciliazione tra famiglia e lavoro, tra tempi e orari (vedi in particolare gli orari del commercio ormai senza limiti); la debolezza di un welfare ancora poco orientato alla maternità. Se questo è vero, servono ben altri interventi che spot pubblicitari. Serve che ognuno faccia la propria parte, nel lavoro (imprese e sindacato), in politica e nelle istituzioni”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *